MotoGp, Elias tra complimenti e desideri: “vi svelo il mio desiderio più grande! Valentino? Ha due coglioni grossi così, Marquez ha imparato da lui”

LaPresse/Simone Rosa

A tutto Toni Elias: dalla vittoria nel campionato americano di Superbike ai complimenti per Valentino Rossi

La stagione 2017 di MotoGp ha regalato emozioni uniche a tutti gli appassionati. Marc Marquez ha conquistato il suo sesto titolo Mondiale, il quarto nella categoria regina, dopo un campionato sempre in lotta con Andrea Dovizioso, la grande sorpresa di questo motomondiale. Mentre uno spagnolo vinceva il campionato Mondiale di MotoGp, un altro, oltreoceano si aggiudicava il titolo americano di Superbike. Stiamo parlando di Toni Elias, che ha trionfato con la Suzuki ufficiale. Intervistato dai microfoni di GpOne.com, lo spagnolo ha raccontato le sue sensazioni, focalizzandosi anche sulla MotoGp:

io ed il team Yoshimura ci siamo incontrati, loro avevano bisogno di me ed io cercavo una squadra competente ed ambiziosa che volesse ciò che desideravo io: vincere. Al secondo anno insieme con la GSX-R, il titolo MotoAmerica è arrivato. All’età di 34 anni, e dopo tante stagioni agonistiche, so che il tempo sul giro secco è relativamente facile da ottenere; le situazioni già vissute, invece, non si possono cambiare e ciò che è stato, è stato. Io mi sento ancora molto giovane di spirito e nutro motivazioni tuttora intatte; la mia esperienza mi aiuta tanto, ho vinto in tutte le categorie del Motomondiale, dalla 125 alla MotoGP, conquistando un Mondiale Moto2 nel 2010. Vincere anche in America, mi rende un pilota completo. Ammetto che se la Suzuki mi dicesse di tornare in SBK con una moto ed un team ufficiale, ci penserei: sono felice negli USA ma mi manca la mia famiglia. Per concretizzare un progetto del genere ci vuole una squadra che abbia la voglia, la serietà ed i soldi per gestire le GSX-R ufficiali. La quattro cilindri di Hamamatsu è al livello di Ducati e Kawasaki ed anche in SBK può tornare alla vittoria.  Negli USA è come una famiglia, il paddock è aperto e vige il contatto umano tra i tifosi ed i i piloti. Quando è successo l’incidente a Nicky Hayden, io sono stato molto vicino a suo fratello Roger Lee, offrendogli il mio supporto morale, chiedendogli di girare in pista insieme. Il nostro rapporto è migliorato molto ed ora siamo amici.  Dagli altri ragazzi in pista è meglio farsi rispettare: io e Beaubier siamo arrivati ai ferri corti più di una volta, buttandoci a terra in almeno un paio di occasioni; ma tutto è finito lì. “Ho ancora un anno di contratto con Yoshimura, e voglio provare a vincere nuovamente il titolo MotoAmerica, poi non so che farò. Il mio desiderio più grande? Una wild card sulla Suzuki MotoGP ufficiale, ne sarei molto felice, perché nella Top Class non ho mai corso per un team Factory”.

Lo spagnolo ha poi aperto una parentesi sui rivali tosti che ha incontrato durante la sua carriera, soffermandosi in particolar modo su Valentino Rossi:

Sono stati tanti, ne dico due: Manuel Poggiali, un avversario davvero fortissimo, che ha vinto due Mondiali. Sia in 125 che in 250 Manuel ha dimostrato il suo talento, per poi spegnersi e ritirarsi; ora lui è fuori dal nostro ambiente, ma so che è felice ed è questo ciò che conta. Però il migliore di tutti resta, secondo me, Valentino Rossi, che ho battuto in Portogallo nel 2006 con la Honda MotoGP. Secondo me Rossi è il più grande pilota di tutti i tempi, lui è ancora più forte di Agostini e Nieto. Valentino ha 38 anni, porta con sé una enorme determinazione ed ha due coglioni grossi così. In sella Valentino sa quali saranno le tue mosse, specialmente nell’ultimo giro di gara. Per battere Rossi devi attaccarlo dall’inizio alla fine, senza dargli il tempo di pensare. Appunto: io ce l’ho fatta in Portogallo ma mi costò una fatica immensa. Marquez è uguale a Rossi; Marc ha studiato Valentino in ogni mossa della sua carriera, unendo al proprio DNA vincente ciò che ha imparato dal diretto predecessore, per poi batterlo più volte. La differenza tra Marquez e Rossi è l’età: il primo ha 24 anni, il secondo 38; tornando al concetto del tempo che passa e di come sia difficile rimanere sulla cresta dell’onda, questi 14 anni in più fanno capire quanto Rossi sia forte. C’è anche da dire che all’inizio Valentino si arrabbiava vedendo Marquez fare le sue stesse cose, perché era il giovane rampante che studiava ed apprendeva, prendendo il posto dell’esperto campione”.

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