Meglio brutti che… perdenti. Allegri insegna, ma il ‘maestro’ Sarri non recepisce: ecco perché la Juventus è un esempio

Allegri e Sarri LaPresse/Gerardo Cafaro

La lezione di Allegri non è bastata al ‘maestro’ Sarri e le parole dell’allenatore del Napoli lo testimoniano: ma questa Juventus è un esempio

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Quanto è brutta questa Juventus? Leggendo quotidiani, siti web e ascoltando notevoli opinionisti nei salotti tv la risposta è unanime: tanto brutta, quasi orrenda. Niente gioco, pragmatismo elevato all’ennesima potenza, per lo spettacolo… meglio andare al cinema. Quanto è vincente questa Juventus? Per rispondere, in questo caso, c’è solo bisogno di guardare i numeri: tanto, tantissimo. Come mai nessuno in Italia. Sei scudetti consecutivi, le due finali di Champions (perse) in tre anni, ma al di là di tutto c’è una sensazione: questa squadra non muore mai. Anche con il minimo sforzo e sicuramente non brillando (tutt’altro), la formazione di Allegri supera il girone di Champions qualificandosi agli ottavi della competizione e lotta per il primo posto in campionato, dove sembrava tagliata fuori, ma invece ha dimostrato al San Paolo di che pasta è fatta. Senza fatica, con la consapevolezza di essere forte.

Sarri

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Già la sfida con il Napoli, perché l’altra faccia della medaglia è rappresentata proprio dalla formazione azzurra: bella, bellissima. Ma mai vincente. Gioco spumeggiante e striscia di vittorie in campionato, ma in Serie A il primo posto è dell’Inter, con la Juventus staccata di solo un punto. E in Champions? Servirà un miracolo all’italiana per superare il turno: il Napoli dovrà vincere in Olanda contro il Feyenoord e sperare che un City imbottito di riserve (clicca qui per il bruttissimo gesto di Guardiola) abbia la meglio sullo Shakhtar. Allegri al San Paolo ha dato una lezione tattica, ‘mentale’ e di preparazione del match al ‘maestro’ Sarri, che però – viste le sue parole in conferenza stampa alla vigilia dell’impegno di Champions (clicca qui) – sembra proprio non aver recepito. Belli e perdenti, purtroppo c’è chi preferisce così.

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