“In settimana vi rompo il culo”, Gattuso passa alle minacce e vince: il Milan però soffre proprio la confusione del suo allenatore

LaPresse/Spada

Il Milan batte il Bologna 2-1 dopo le ‘minacce’ di Gattuso. In campo però la confusione è totale: cadono anche le certezze dello stesso ‘Ringhio’

LaPresse/Spada

Scende la neve su San Siro, le temperature gelide costringono i giocatori in panchina a coprirsi il più possibile. Un uomo solo è più svestito di tutti, Rino Gattuso. L’allenatore del Milan è una furia in panchina: non sta mai fermo, va un po’ a destra, un po’ a sinistra, rincorre il suo terzino, urla si sbraccia e varca più volte le linee dell’area tecnica con buona pace del rassegnato quarto uomo. Che differenza con Montella. Anche nei modi di porsi. ‘Ringhio’ non ci pensa due volte a passare le minacce. L’inviato di Sky è costretto a censurare una sua frase rivolta alla panchina: “se non fate come vi dico, in settimana vi distruggo“, facimente intuibili le reali parole usate dall’allenatore rossonero. L’effetto ottenuto, va detto, è stato quello sperato: di lì a poco, il Milan ha trovato il gol del decisivo 2-1, firmato da un inserimento di Bonaventura su assist di Borini. Il Milan porta a casa 3 punti importanti, ma non meritati fino in fondo. I rossoneri hanno giocato una gara che, almeno nel secondo tempo, è sembrata di totale confusione. Nella conferenza stampa di presentazione, da neo allenatore del Milan, Gattuso aveva parlato di un’unica certezza, la difesa a 3, sconfessata nel giro di due partite perchè “mancano condizione e automatismi, con tutto il rispetto per il lavoro fatto da Montella“. E meno male che almeno resta il rispetto: il Milan delle ultime uscite è un ibrido che prova a giocare come con Montella senza riuscire a creare occasioni da gol come vorrebe Gattuso.

LaPresse/Spada

Meglio passare al 4-3-3, riproporre l’usato sicuro Abate, ed affidarsi a Borini come ala di fatica a sinistra. Modulo che non ha risolto i problemi dei rossoneri, specie nella rapida verticalizzazione dell’azione. Ad inizio secondo tempo il Milan ha abbandonato ogni schema, pervaso dallo stesso furore cieco che animava Gattuso in panchina. La squadra si è divisa in due tronconi, attacco sterile (non pervenuto Kalinic, evanescente e fischiato) e difesa che rischia di subire più volte la beffa degli ospiti. In un Milan allenato da un ex centrocampista, proprio il ruolo del centrocampo rispecchia le difficoltà tattiche: mai in controllo del gioco, con Kessie che corre avanti e indietro nella più completa anarchia tattica. Gattuso mette dentro Cutrone per Abate e passa ad un 4-3-1-2 che esclude Suso dalla partita (lo spagnolo trequartista non funziona) e costringe Borini, autentico jolly o se preferite tappabuchi, a fare il terzino. La sostanza non cambia, lo dimostrano le pochissime occasioni capitate sui piedi degli attaccanti. Poi la minaccia di Rino, il cross di Borini e la testa di Bonaventura a togliere le castagne dal fuoco. Diretta conseguenza o casualità? Impossibile dirlo. La tensione finale svanisce dopo il triplice fischio. Il Milan porta a casa 3 punti che sanno di ossigeno: ma che confusione in campo, la stessa forse nella testa di Gattuso.



FotoGallery