MotoGp – Alzamora racconta Marquez, dall’adolescenza alla maturità: “a 12 anni sembrava un uomo di 30. Ecco cosa accomuna lui e Valentino”

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A tutto Alzamora: dalla prima foto con Marquez alle similitudini tra Marc e Valentino Rossi

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Emozioni uniche e fortissimi, negli ultimi giorni, per tutto il team Honda. Prima la vittoria del sesto titolo Mondiale in carriera di Marc Marquez, il quarto nella categoria regina, poi l’addio di Livio Suppo. Un mix esplosivo di emozioni prima di andare in vacanza, dopo i due giorni di test a Valencia, terminati ieri, con un ottimo Marquez che ha chiuso la seconda giornata davanti a tutti. Tanti gli uomini che sostengono e supportano il giovane pilota spagnolo, tra questi anche Emilio Alzamora, ex pilota, adesso manager di Marquez, sempre pronto a fare la cosa giusta. Intervistato dai colleghi della Gazzetta dello Sport, Alzamora ha raccontato un po’ di sè:

“Marc è un ragazzo allegro, che si gode la vita e adora il suo lavoro. Ma ci assomigliamo: è umile, ha una visione chiara, non perde mai la testa. Come me, cerco sempre di tener calme le persone. Lavorare con Marc è facile. Ha la dote di ascoltare e prendere da ognuno quel che gli serve. Poi, decide lui. Essere manager di Marc è una responsabilità. Il mio ruolo è speciale: un ex pilota che non ha voluto sprecare l’esperienza, ma sfruttarla. La mia passione è intatta. A volte consiglio Marc, anche se a uno con un talento così, che ha vinto 6 Mondiali, non posso dire come guidare. Ma sono lì nei momenti difficili, quando le cose non vanno come si aspetta, do tranquillità”.

Impossibile poi non focalizzarsi totalmente su Marc Marquez, un pilota giovane, ricco di talento, amato in tutto il mondo, ma soprattutto in Spagna:

“Marc è amato dalla gente per come è, più che per i titoli. Un ragazzo umile che cura il rapporto coi tifosi e vive la sua passione. Queste cose non puoi fingerle. In lui non c’è niente di finto. E, importante, nonostante abbia 24 anni, sa di essere il leader e si preoccupa di chi lo circonda. Quando vedi il valore che dà al lavoro di ciascuno, dal presidente Hrc a chi si occupa dei ricambi, a tua volta dai il 110%. Io non posso compararmi a Marc Marquez. Non avevo il suo talento. La mia fortuna è averlo incontrato da piccolo, vivere la mia passione con lui. L’altra sera a cena è spuntata la prima foto assieme, mi ritiravo e la Federazione fece una festa. Conoscevo già suo papà. Credo che Marc avesse 12 anni, ma mi colpì la maturità. Parlavi con uno che sembrava ne avesse 30. La cosa impressionante è che è rimasto uguale, non si monta la testa, lavora, non ha cambiato abitudini: vive ancora a Cervera, lì c’è il suo nucleo, il suo gruppo. Penso che la forza di Valentino sia stata anche quella. Pure lui ha passato diversi momenti, ma poi è tornato al suo inizio, a Tavullia. È stato molto intelligente a creare il Ranch, a fare il team coi ragazzi, ha mantenuto la motivazione. Questa base, la passione, il talento, li accomuna.

Una stagione ricca di sorprese, la prima fra tutte è lo spettacolare campionato disputato da Andrea Dovizioso, che è riuscito a tenere aperto il Mondiale fino all’ultima gara di Valencia. Inoltre a lasciare di stucco è anche l’incredibile numero di cadute di Marquez:

“Marc ha imparato una cosa nuova, mai scartare nessuno a priori. Guardava a Viñales e Valentino, è spuntato Dovi. Il talento è importante, ma anche la regolarità, il lavoro, la chimica, quella che Andrea ha creato in Ducati. Per quanto riguarda le cadute bisogna dire che la MotoGP è a un livello altissimo. Honda ha fatto un grandissimo lavoro, prendendosi il rischio importante di cambiare da un motore “screamer” al “big bang” dopo tanti anni, e questo ha portato Marc a rischiare molto. Questo è il Mondiale della maturità, per come lo ha gestito. Per me, uno dei più duri che abbia vinto. A 24 anni e 6 Mondiali, tutto quel che arriva è un regalo. Quando ho conosciuto Marc volevo solo aiutare questo ragazzino: il sogno era arrivare al Mondiale, poi vincere una gara, poi un titolo… Ma non mi sarei mai aspettato questo”. 

Non poteva mancare un commento sull’addio alla Honda e alle corse del manager italiano Livio Suppo, che ha deciso di staccarsi da questo lavoro-droga per dedicarsi alla sua famiglia e intraprendere nuovi progetti non ancora svelati:

“la Hrc è una grande organizzazione e a volte fanno cambiamenti. Succede perché c’è un progetto. Con Livio c’è una gran relazione, un vero professionista. Credo abbia anche deciso lui, dopo una lunga carriera: ha vinto con Ducati, ha riportato la Honda in alto dopo momenti difficili, cercava nuove motivazioni”.

Infine un commento sul futuro di Marquez. C’è chi spera di vederlo in sella ad altre moto, ma lui per il momento si dice fedele alla Honda. 

“Non si sa. Ora l’importante è vedere come inizia la stagione… In MotoGP c’è equilibrio, Ducati ha fatto passi avanti importanti, Suzuki sono sicuro che tornerà al livello 2016, Ktm e Aprilia crescono. Honda ha dato a Marc l’opportunità di vincere Mondiali, ci sono stati momenti dolcissimi, altri di difficoltà, ma abbiamo sempre risolto le situazioni. Vedremo nel futuro le opportunità, ma in Honda Marc si sente bene, lo trattano bene e lui per loro è la priorità“.

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