Italia, i 5 peccati capitali di Ventura: ecco come si è arrivati alla vergogna Mondiale

LaPresse/Jennifer Lorenzini

La mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale di Russia non è certamente arrivata contro la Svezia: ecco i 5 peccati capitali commessi da Gian Piero Ventura

Il Mondiale non lo abbiamo perso ieri sera e l’amarezza dietro questa considerazione è, se possibile, ancora maggiore: il tempo per cambiare ci sarebbe stato, se solo i nostri dirigenti federali avessero avuto gli occhi per vedere e il buon senso per capire (come lo ha fatto tutto il popolo azzurro) che l’Italia stava sprofondando nel baratro più assoluto, quello che ci ha esclusi dal Mondiale di Russia 2018 (clicca qui). Ma quali sono stati i 5 peccati capitali di Ventura?

Il modulo

Il 4-2-4, che solo a nominarlo mette i brividi, è stato il suo cavallo di battaglia per tutte le qualificazioni: in sistema di gioco che ha sacrificato il talento di alcuni dei calciatori più bravi di questa Nazionale, Marco Verratti su tutti. Ma Ventura è riuscito a fare di peggio: alla vigilia del doppio playoff con la Svezia ha deciso di cambiare, affidandosi ad un 3-5-2 che non è mai stato nelle sue corde e che per altro è uno dei sistemi di gioco che richiede maggior tempo per essere assimilato dai giocatori. E i risultati, soprattutto a Solna, si sono visti (clicca qui).

Spogliatoio sfuggito di mano

La riunione avvenuta nell’albergo azzurro dopo il pareggio con la Macedonia (clicca qui) è stato il segnale evidente di come Ventura non avesse più in mano il controllo dello spogliatoio: Buffon e gli altri senatori del gruppo hanno ‘bacchettato’ i più giovani, il tutto senza la presenza del Ct e di nessuno dello staff tecnico. Affrettarsi a dire che il confronto è arrivato con l’autorizzazione di Ventura non ha spostato di una virgola l’accaduto.

Svezia-Italia

LaPresse/Fabio Ferrari

Le liti a Coverciano

Che nell’ultimo periodo a Coverciano si respirasse un clima ‘pesante’ era noto a tutti, ma ieri purtroppo c’è stata la testimonianza: lo sfogo di De Rossi in diretta televisiva (clicca qui), Insigne lasciato fuori per tutto il match –  decisione che non può mai essere una scelta solo tecnica – le incomprensioni con Verratti schierato sempre fuori ruolo, la richiesta – non accolta – dei senatori di cambiare modulo alla vigilia della sfida di San Siro. A Coverciano nei giorni scorsi ci sono stati attimi di tensione (clicca qui), ma nonostante questo la squadra ieri in campo ha dato tutto. Ma non lo ha fatto certamente per Ventura.

La condizione psicologica e la mancanza di gioco

All’Italia è mancata la ‘testa’, perché Ventura non è riuscito a toccare le giuste corde in un gruppo azzurro che era abituato a ben altro (i metodi di Conte). La Nazionale si è ‘trascinata’ fino alla clamorosa debacle di San Siro senza riuscire ad attingere forza e convinzione dal suo allenatore: ci hanno provato Buffon, Barzagli, De Rossi e tutti gli altri senatori. Ma all’Italia è mancato Ventura (clicca qui). Così come è mancato – in tutte le gare del suo biennio – il gioco. Quando abbiamo vinto lo abbiamo fatto solo perché eravamo tecnicamente più forti degli avversari e solo grazie a giocate individuali.

Il mancato coraggio di dimettersi

LaPresse/Reuters

Avrebbe dovuto farlo dopo la Spagna: presentarsi in conferenza stampa e annunciare le sue dimissioni. Perché quello è stato il vero punto di non ritorno dell’Italia, l’inizio della fine (clicca qui). A Madrid si è avuta la sensazione di come la squadra ormai non seguisse più l’allenatore, ma Ventura non ha avuto il coraggio di dimettersi. Sarebbe bastato quello e oggi saremmo al Mondiale. E invece no: dalla Spagna in avanti, Macedonia compresa (clicca qui), si è andati avanti tra dichiarazioni e ‘scuse’ assurde. Ed oggi siamo davanti ad una catastrofe calcistica mai vista prima.

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