Un cazzotto a Mancini, il vaffa a Icardi e quella litigata con Lamela: Osvaldo racconta la sua carriera senza rimpianti

Pablo Daniel Osvaldo una vita nel calcio tra un colpo di testa e l’altro, per poi fare musica: la carriera senza freni dell’argentino attraverso le sue parole

Pablo Daniel Osvaldo calciatore argentino di origine, italiano di esportazione. Una carriera atipica quella dell’ex attaccante di Roma, Juventus ed Inter. Prima nel calcio, con un ritiro dai campi assai prematuro (a soli 30 anni) e poi a capofitto nella musica, dove pare aver trovato la sua dimensione. Una carriera turbolenta quella di Osvaldo, fatta di gol ma anche di risse con compagni ed allenatori, di serate brave e di convocazioni in Nazionale, di rescissioni di contratto e di talento. La Gazzetta dello Sport ha raccolto le parole del musicista ex calciatore per capire se il cambio di vita lo abbia anche cambiato nel profondo. Dopo il Boca Junior Osvaldo decide di dire al calcio prematuramente e spiega la sua scelta così:

Al Boca. Troppo gossip. Non potevo uscire, avevo paura della gente. Non ce la facevo più… Quanti soldi dalla Cina, ma non era più il mio mondo. Solo un business che odiavo. Iniziavo a odiare ciò che avevo sempre amato. Il calcio merita rispetto. E al denaro preferisco l’asado e una birra. Ora c’è la musica. Con Sergio, Taissen, Julen e Agustin abbiamo fondato i “Barrio Viejo”. Vorrei ci ascoltassero per il nostro valore, non per il mio nome.

Ma le richieste di tornare in campo non mancano ed Osvaldo svela all’intervistatore:

Vuole ridere? A dicembre 2016 mi contatta Sampaoli, all’epoca al Siviglia: “Dani, non ti chiedo nulla. Fai ciò che vuoi in campo e fuori, ma mi serve una punta”. “Mister, ma c’è il Cosquín Rock (festival argentino, ndr)”. E lui: “Dimenticavo! Vai pure, di certo non puoi perderlo”. Due pazzi.

Poi sui nemici ed amici del calcio ha una lunga lista da completare.

Di certo qualcuno non ha voluto il mio bene. Prandelli mi escluse da Brasile 2014. Ascoltò media e tifosi che non volevano l‘argentino con la 10, portò Cassano. Ero frustrato, ma nulla contro Antonio. Mi sono sempre allenato al top, parlavano perché ero stravagante. Al 90’ per me finiva tutto e non ero un Cristiano Ronaldo che faceva palestra a casa dopo l’allenamento. Ma questo cosa vuol dire? Avevo altri interessi fuori dal campo, pagai anche per questo. Ero un ribelle che ha commesso degli errori, ma ero comunque il migliore. Poi la sera uscivo, cose normali. Ma le etichette… Ho vestito maglie importanti e giocato con tantissimi campioni. Al momento non te ne rendi conto, dai tutto per scontato. E solo oggi capisco quella fortuna. Ma no, non mi manca. Credetemi. Mi accontentavo del mio talento naturale. Se fossi stato diverso non avrei avuto certi colpi…

Sulle marachelle che Osvaldo ha messo in atto durante la sua carriera, Daniel riflette:

A Roma avrei dovuto gestire meglio certi momenti. Ma lì c’è gente malata di calcio che ti insulta se non baci la maglia, quasi dimenticandosi dei 28 gol in 2 anni. Sarei rimasto un altro anno solo per farmi rimpiangere. Uno scontro subito risolto (con Lamela, ndr), ma i media fecero casino. Ragazzo d’oro, lo abbraccerei. (A Mancini invece, ndr) Gli tirai un cazzotto dopo quel famoso Juve-Inter. “Vuoi fare a botte?”. Lui: “Ma non dirmelo davanti a tutti”. Se non mi avesse cacciato avrebbe perso autorevolezza. Poi andai nel suo ufficio piangendo, mi vergognavo. È un grande, con un bel carattere… (Con Icardi, ndr) Volò un normale vaffa. È fortissimo. Contano solo i gol, basta parlare della sua vita privata.

Il periodo suo periodo più bello Osvaldo calcisticamente parlando lo riporta all’Espanyol ed alla Roma, mentre per quanto riguarda gli allenatori ha le idee chiare.

Pochettino un top, ma Conte è il migliore: ti catturava. Poi Zeman. Diverso, meno sanguigno e più boemo, ma un grandissimo. – sui calciatori italiani poi svela – De Rossi è un fratello. Balotelli ha combinate più di me! Gli voglio bene, lo conosco da anni. Totti ha fatto la storia. Persona fantastica, fa morire dal ridere. Cassano è irraggiungibile! Siamo diversi, io sono più tranquillo.

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