Porsche: Bamber, Bernhard e Hartley sono i nuovi ‘Re’ delle gare di endurance WEC

I piloti della scuderia Porsche hanno realizzato una stagione pazzesca vincendo il titolo piloti gareggiando con il prototipo 919 Hybrid Le Mans

Dal 2015, ogni anno i piloti della scuderia Porsche si sono aggiudicati il titolo piloti nell’ambito del campionato mondiale endurance WEC gareggiando con il prototipo 919 Hybrid Le Mans. Arrivando secondi alla 6 Ore di Shanghai disputata oggi, Earl Bamber (NZ), Timo Bernhard (DE) e Brendon Hartley (NZ) succedono dunque ai vincitori del titolo 2016, Romain Dumas (FR), Neel Jani (CH) e Marc Lieb (DE). Il risultato di ieri rappresenta il secondo titolo mondiale piloti conquistato al WEC da Bernhard e Hartley dopo il 2015. Con dodici vittorie complessive in gara, i due si confermano come i piloti di maggior successo sulla lunga distanza nella storia del Campionato WEC: hanno conquistato il loro primo titolo mondiale nel 2015, con Mark Webber (AU).

Tutti per uno, uno per tutti

Credits: Hoch Zwei / Juergen Tap

Ogni pilota ha un proprio stile di guida, uno stile unico che lo contraddistingue al pari di una firma. In un team, ognuno deve saper adattare questo stile unico e fare una valutazione onesta in fase di messa a punto della vettura. Il poco tempo disponibile per le prove va diviso fra i tre piloti. Persino quando il tempo è stabile, è difficile che a tutti e tre capiti di provare la vettura nelle stesse condizioni e di effettuare una simulazione di qualifiche con gomme nuove, così come difficilmente tutti e tre avranno l’opportunità di provare un treno di gomme a fine ciclo di vita. Eppure, durante la gara, ognuno di loro deve sapere come si comporta la vettura quando gli pneumatici sono nuovi, usati oppure consumati. Il feedback sul livello di aderenza e sulla risposta in caso di sterzata in curva o le segnalazioni riguardo i punti con fondo bagnato o i concorrenti disattenti devono essere formulate in modo affidabile, classificate correttamente da chi le riceve e implementate. Non c’è posto per le preferenze personali nel lavoro di messa a punto. Nessuno trae benefici da soluzioni che possono essere utilizzate da uno solo, ma tutti pagano le conseguenze quando un membro del team non reagisce in modo adeguato alla situazione. Si lavora all’insegna del motto “tutti per uno, uno per tutti”. Mentre uno dei moschettieri è in pista, gli altri due restano incollati ai monitor, seguono le comunicazioni via radio e si consultano con i tecnici.

Un tedesco e due neozelandesi

A 36 anni, Timo Bernhard è il pilota con la maggiore anzianità di servizio della scuderia Porsche. Originario del Saarland, Land nella regione sud-occidentale della Germania, Bernhard ha iniziato la sua carriera in Porsche nel 1999 come pilota junior, affermandosi come campione in ogni categoria competitiva e arrivando ai vertici della piramide. E’ stato Bernhard a condurre, nel 2013, i primi test funzionali sulla prima versione della Porsche 919 Hybrid. Durante la difficile fase di test iniziale, ha lavorato al fianco del neonato team LMP per creare coesione fra i suoi membri. Dal 2014 fino alla fine del 2016 ha condiviso la vettura con l’allora 24-enne Brendon Hartley, neozelandese, e con Mark Webber. L’asso australiano della Formula 1 e il giovane neozelandese hanno beneficiato dell’esperienza accumulata da Bernhard nelle gare di endurance. Il tedesco ha vinto infatti tutte le gare ‘classiche’: Daytona, Sebring, Le Mans e per ben cinque volte la 24 ore di Nürburgring. Hartley è grato di aver “imparato così tanto da Timo e Mark” e, dal canto suo, si è guadagnato sin da subito il rispetto dei compagni di squadra grazie alla sua velocità. “Il nostro giovane prodigio,” così aveva l’abitudine di chiamarlo Bernhard, dandogli un’amichevole pacca sulla spalla. Pollice alzato per Hartley dunque, che fuori dall’abitacolo tendeva ad essere piuttosto timido inizialmente. Webber ha subito dimostrato di capire al volo come funzionavano le cose nelle gare di endurance; era entusiasta dell’atmosfera diversa che si respirava nei box e, rinvigorito dal nuovo ambiente, ha condiviso la sua enorme esperienza alla guida di vetture in cui la deportanza era sfruttata al massimo. E’ così che tre professionisti d’estrazione così diversa hanno costituito un triumvirato formidabile che li ha condotti a conquistare il titolo mondiale nel 2015.

Quando Webber, alla fine del 2016, si è ritirato all’età di 40 anni, dopo tre anni trascorsi insieme, Bernhard e Hartley non hanno avuto dubbi: il terzo del team sarebbe stato Earl Bamber. Così entrò in squadra il secondo neozelandese. Aveva 8 mesi meno del suo compatriota, Hartley, e si stava già affermando nel team Porsche grazie a numerosi successi professionali: si era aggiudicato la Porsche Motorsport International Cup Scholarship, nel 2014 aveva conquistato il titolo di campione della Porsche Mobil 1 Supercup oltre che della Carrera Cup Asia, per la seconda volta consecutiva. Al suo debutto sulla Porsche 911 RSR, al Petit Le Mans sul circuito di Road Atlanta, conquistò subito il secondo posto. Nel dicembre del 2014, Porsche lo ingaggiò come pilota di scuderia e nel 2015 entrò a far parte del team della terza Porsche 919 Hybrid in gara alla 24 Ore di Le Mans, dove contribuì alla 17a vittoria indiscussa per Porsche, insieme a Nico Hülkenberg (DE) e Nick Tandy (GB). Quello che Hartley sapeva di Bamber andava ben oltre i successi conseguiti in gara da quest’ultimo: i due erano cresciuti insieme, sebbene Brendon vivesse in città e Earl in campagna. L’insegnante aveva sette anni e il suo allievo sei! I due hanno gareggiato l’uno contro l’altro fino ai dodici anni, quando le loro strade si sono separate. Hartley ha continuato la sua carriera sulle monoposto in Europa, facendo carriera rapidamente. E’ stato ingaggiato in Formula 1 come pilota di riserva per Red Bull Racing e Scuderia Toro Rosso, ha lavorato come simulatore di F1 per la scuderia Mercedes e, quando le cose non sono andate come previsto in F1, ha scoperto le gare di endurance nella categoria LMP2.

Bamber si era trasferito in Asia. Anche lui ha gareggiato con successo in diverse categorie per monoposto prima di rivedere il proprio orientamento professionale e fare il salto di carriera entrando nella scuderia Porsche. Ai due piloti il continente d’origine è rimasto nel cuore, sebbene oggi Hartley viva nel Principato di Monaco, mentre Bamber ha preferito Kuala Lumpur. Il motivo per cui Bernhard ha chiesto che fosse Bamber il terzo pilota del team non è legato solo al suo strabiliante curriculum: il neozelandese aveva infatti già disputato la Carrera Cup Deutschland per la sua scuderia. “Finché non sono più stato in grado di trattenerlo perché era diventato troppo bravo,” spiega l’ex ‘capo’ di Bamber con una risata, dandogli una pacca sulla spalla.

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