Elia Viviani a SportFair dopo un anno fantastico da Rio a Plouay: “con Sky il finale migliore possibile, ho scelto la Quick Step perché è il top, nel 2018 punto alla Sanremo e al Giro d’Italia”

elia viviani LaPresse/ Fabio Ferrari

A tutto Elia Viviani, dall’addio (forse solo un arrivederci) al Team Sky, al futuro ricco di ambizioni: il ciclista italiano si racconta ai microfoni di SportFair

Campione olimpico in carica nell’omnium, Elia Viviani ha dedicato il suo 2017 alla strada. Una stagione fatta di alta e bassi quella del 28enne di Isola della Scala, caratterizzata dall’assenza alla 100ª edizione del Giro d’Italia per una scelta tecnica del Team Sky, ma terminata in maniera esplosiva, da protagonista assoluto coronando così un anno meraviglioso iniziato in pista con l’oro olimpico di Rio de Janeiro: è stata una stagione di alti e bassi, un inizio di stagione comunque buono come rendimento, ero sempre nei primi cinque ma non arrivavo alla vittoria e per un velocista vuol dire soffrire. Poi c’è stata l’esclusione dal Giro che ha un po’ macchiato la mia stagione, però quella l’ho digerita abbastanza bene perché la squadra me l’ha giustificata dicendo che non ero praticamente compatibile, quindi mi hanno dato la loro spiegazione alla scelta che hanno fatto. Da quella delusione è stato un andare a correre ma non veramente motivato, finchè non abbiamo messo come obiettivo vero questo campionato europeo“, ha dichiarato Elia Viviani in una chiacchierata telefonica.

Il mese di agosto è stato sicuramente il più importante dell’anno per il ciclista italiano sia per l’oro mancato per un soffio agli Europei di Herning, dopo una volata al cardiopalma con Kristoff, vincitore della rassegna europea, sia per le vittorie strepitose alla Classica di Amburgo e alla Bretagne Classic Ouest-France: “per quanto riguarda il campionato Europeo la delusione c’è perchè comunque perdere un europeo e non poter metter la maglia per un anno è importante soprattutto quando perdi per un centimetro e mezzo.

La delusione c’è, ma penso che sia stata quella molla che mi ha fatto scattare qualcosa. Aver perso lì mi ha dato quella rabbia per poter poi reagire e vincere Amburgo e Plouay (Bretagne Classic Ouest-France), quindi non so, se avessi raggiunto l’Europeo magari mi sarei anche rilassato, magari avendo firmato anche un nuovo contratto e avendo vinto l’europeo avrei potuto tirare i remi in barca e stare tranquillo, mentre quel secondo posti ha dato una svolta a questa stagione, tanto che in un mese è diventata se non la stagione più bella, perchè comunque il successo di Rio pesa molto su quella dell’anno scorso, direi la stagione più importante a livello di risultati su strada.

Elia Viviani

LaPresse/PA

E’ diventata in un mese una stagione importantissima per me, forse anche quella del salto di qualità definitivo su strada. Se l’Europeo è un’occasione persa perchè non so quando ci sarà un altro europeo piatto, comunque penso ad Amburgo e Plouay che sono due gare che è difficile vincere, le classiche sono sempre difficili da vincere e che siano arrivate così tutte in una settimana sicuramente quella settimana mi ha ripagato pienamente della delusione dell’Europeo. E’ ovvio che all’Europeo ci torneremo per provarci, quindi non buttiamo tutte le possibilità e le speranze, ma per ora mi prendo volentieri queste due belle classiche che ho vinto e spero che sia un trampolino di lancio per la prossima stagione“, ha continuato il ciclista italiano.

LaPresse/Belen Sivori

Elia Viviani a partire dal prossimo anno no farà più parte del Team Sky, ma gareggerà con la maglia della Quick Step: “a farmi dire addio al team Sky è stata un po’ questa stagione. Con loro penso di aver passato i tre anni più belli da professionista perchè il primo anno con loro ho raggiunto tante vittorie, la prima tappa al Giro era il mio sogno e con loro l’ho realizzato, lo scorso anno solo al team Sky avrei potuto preparare l’Olimpiade come l’ho preparata e molti dei meriti vanno anche a loro: io penso che se non fossi stato al team Sky sarebbe stato difficile vincere a Rio, per il tempo che mi hanno lasciato per l’esperienza che hanno anche in pista come team, per i materiali e la parte tecnica.

LaPresse/ Fabio Ferrari

Mi hanno aiutato molto quindi penso che quella di andare al team Sky sia stata la scelta giusta da fare. E’ ovvio che con l’oro olimpico raggiunto le mie ambizioni su strada sono aumentate molto e in una squadra che punta a vincere i grandi giri, e ci riescono, non ero più compatibile, quindi è stato un addio o un arrivederci molto pacifico, perchè loro non potevano darmi di più e io in questo momento dalla squadra per cui corro pretendo di più, nel senso che le gare che ho vinto ad Amburo e Plouay erano nella lista delle gare che volevo vincere nella mia carriera e ora mancano tante gare importanti come la Sanremo, tornare a vincere al Giro, quindi le mie ambizioni erano veramente alte per restare al Team Sky che non ha una mentalità per i velocisti. Diciamo che ci siamo separati per incompatibilità di prospettiva, di obiettivi, se non fosse stato per questo, per come sono fatto io, sarei stato al Team Sky per tutta la carriera praticamente, ma le mie ambizioni sono cresciute tanto nell’ultimo anno quindi per questo c’è stato l’addio col Team Sky“.

Elia VivianiInizia quindi adesso una nuova avventura: “la Quick Step l’ho vista come il classico treno da non lasciar passare, è una squadra al 100% dedicata ai velocisti, il buco lasciato da Kittel, con qualche atleta che è rimasto, come Sabatini, trovare già un gruppo pronto ad aiutarmi nelle volate era la cosa che mi ha attirato di più, e poi se il Team Sky è il miglior team al mondo per le corse a tappe credo che la Quick Step sia la migliore squadra dove un velocista possa andare.

Elia Viviani

LaPresse/Belen Sivori

Le motivazioni sono tante, avere dei compagni, il cosiddetto treno, che da quando sono professionista sogno di avere, questo si sta per realizzare, quindi alla Quick Step sono contento di trovare un gruppo così quindi che mi aiuti molto di più e quindi spero di aumentare quelli che possono essere i miei successi. Di Sky mi mancherà sicuramente l’organizzazione, il grande team, il non farti mancar niente, perché è un team che veramente cura il minimo dettaglio e non lascia niente al caso, un po’ precisino come lo sono io, ho imparato ad esserlo io da loro. Ma credo di non aver fatto un passo indietro, ma di essermi solo spostato lateralmente perché penso che anche la Quick Step sia uno dei team migliori al mondo, uno nei top 3 al mondo, penso di aver colto l’occasione e la differenza tra le due squadre sicuramente sarà anche a livello di gruppo: c’era un bellissimo gruppo al team Sky, qui sono 4 italiani come al team Sky, c’è Bramati, un direttore col quale ho sempre pensato di voler lavorare, quindi adesso in questi due anni vedremo“.

Elia Viviani

LaPresse/Belen Sivori

L’assenza al Giro d’Italia è stata una delusione sia per Viviani che per tutti i suoi tifosi, ma Elia promette di tornare a gareggiare nelle strade italiane già dal prossimo anno: “si! E’ nel programma, negli obiettivi, mi troverò con la squadra in questi giorni con Quick Step per avere una prima idea di come affrontare il prossimo anno e penso che la mia prima parte di stagione sarà incentrata a partire subito forte e migliorare il nono posto della Sanremo di quest’anno per poi concentrarmi dopo la Sanremo al Giro d’Italia, voglio tornare al Giro ad alti livelli, l’amaro in bocca, più che per essere mancato alla 100ª edizione, perché c’era in palio la maglia per i velocisti, ed era l’anno post olimpico, quello che mi è dispiaciuto è non essere stato a contatto con tutti i tifosi d’Italia che l’anno scorso erano a tifare per me all’Olimpiade, questo è quello che mi è costato di più perché dopo aver vinto l’anno scorso l’Olimpiade, tantissimi italiani si sarebbero aspettati di trovarmi sulle strade del Giro d’Italia, ma sono motivato a tornarci all’anno prossimo ed aggiungere vittorie a quell’unica vittoria che ho fatto a Genova nel 2015“.

elia viviani elena cecchini

Credits Instagram @elenacek

Il ciclismo è uno sport appassionante ma anche pericoloso e ricco di rischi. Viviani condivide questa passione con la fidanzata, Elena Cecchini, anche lei ciclista, quindi spesso entrambi devono fare i conti con paure e timori: “non è facile, c’è più il pensiero di quando magari la mia ragazza è a correre o quando io sono a correre e lei è davanti alla tv a guardar le volate dove magari i rischi sono maggiori, penso che ci voglia un po’ di coscienza e quella io spero di averla e cerco di prendermi meno rischi possibili. E’ ovvio che i rischi ci sono, le velocità sono sempre più alte, tutti gli atleti sono sempre più competitivi, i materiali sono sempre più rigidi e anche quelli competitivi, aumenta il rischio. E’ ovvio che come abbiamo visto anche a Il Lombardia siamo sempre alla ricerca della miglior traiettoria e della maggior velocità col problema che non siamo in una pista dove ci sono delle vie di fuga o dove possiamo raddrizzare la bici e cercare di fermarci: trovi il guardrail, trovi una roccia.

elia viviani elena cecchini

Credits Instagram @elenacek

Credo che la prima cosa è quanto l’atleta vuole rischiare, è ovvio che ci sono dei rischi minimi che bisogna prendersi e che non dipendono da te, come quando una bici scivola in una strada bagnata, da parte mia quando Elena va a correre c’è sempre il pensiero che non cada o che non succeda niente. Da parte sua so che anche lei quando guarda le volate gira la testa dall’altra parte quando vede che comunque ci sono delle sbandate e lotte per la posizione, quindi sappiamo che è un rischio con cui dobbiamo convivere e cerchiamo di prenderne meno possibili per quanto possibile. Anche quando vediamo cadute brutte alla tv anche noi ci pensiamo perchè anche l’altro giorno quando ho visto De Plus andare al di là delle barriere o Bakelants, è ovvio che dici ‘quella curva l’avessi fatta io l’avrei fatta uguale e sarei caduto uguale’. A volte dici ‘quello si è preso veramente dei rischi che io non mi sarei mai preso’, altre volte invece è il caso che vuole che deve andar così“.

LaPresse/Reuters

Nonostante sia passato più di un anno sono impresse nella mente di tutti i tifosi le fantastiche immagini di Viviani, pazzo di gioia, in lacrime, con la bandiera tricolore in mano, per la vittoria dell’oro olimpico su pista nella categoria omnium. Lo scorso luglio, il luogo dove Elia ha coronato uno dei suoi sogni più grandi, è andato in fiamme. Un vero colpo al cuore, anche se il ciclista italiano ha confessato un triste retroscena: “il rischio di fare Olimpiadi in Sud America era anche quello, nel senso che già l’anno scorso mi ricordo che in una conferenza dopo l’oro olimpico un giornalista si era esposto chiedendomi di fare un appello perché il futuro di quel velodromo era messo a rischio dal fatto che venisse smantellato perché comunque non hanno un’attività importante in pista e sarebbe stato costoso mantenerlo per pochi, mi era già stato proposto questo problema e da campione olimpico uscente avevo subito accettato la proposta di fare un appello che il velodromo resti in piedi e possa essere utilizzato per mille attività sportive e non solo per la bici, però quando durante l’Olimpiade ti viene fatta una proposta così vuol dire che già era in bilico il futuro di quel velodromo.

E’ ovvio che piange il cuore e averlo visto così non so neanche se crederci che sia stato un incidente. Quello che dispiace è che l’Olimpiade è sicuramente fatta anche per portare dei nuovi impianti in paesi dove servono e non ha senso poi smantellarli soprattutto se sono stati spesi 30 milioni di dollari. Piange il cuore a livello emotivo perché è proprio la curva quella dove tagli il traguardo e realizzi che sei campione olimpico, la vedo dura che venga rimesso in piedi e sistemato. Mi informerò perché mi piacerebbe avere un pezzo di quel legno”.

LaPresse/EFE

Infine un commento su un campione a due ruote… motorizzate. Elia Viviani tifa infatti per Valentino Rossi e poco più di un mese fa aveva incitato tutti i tifosi a supportare il pilota pesarese, sperando nella conquista del suo decimo titolo Mondiale. Dopo l’infortunio in enduro dello scorso 31 agosto però secondo il ciclista italiano le speranze per la vittoria del titolo sono ormai vane: “credo che il mondiale a questo punto sia difficile, già era una bella impresa senza l’infortunio, con l’infortunio seppur mancando solo una corsa, Marquez non sta sbagliando e quindi diventa dura. Ovvio che tifo sempre per Valentino e quello che ha fatto, tornare in pista dopo così pochi giorni da un’operazione così importante, credo sia un’altra dimostrazione di quanto è pazzo valentino. Poi sarò a Valencia a vedere l’ultimo Gp, è ovvio che speriamo per una chiusura in bellezza di quest’annata, poi per il discorso Mondiale vedremo i prossimi Gp come vanno ma ho visto ieri che qualcuno scriveva che può essere il giudice, può aiutare o non aiutare Vianles a battere Marquez, ma penso che corra sempre per vincere, non credo che si abbassi a fare quello che è successo magari a lui due anni fa”.

FotoGallery