“Per lui era normale vincere, ma io sentivo troppa pressione”, al Gf Vip Ignazio Moser racconta il padre ed il suo addio al ciclismo

Al Grande Fratello Vip spunta anche lo sportivo Ignazio Moser, figlio del campione di ciclismo Francesco, ecco cosa ha ammesso all’interno della casa il concorrente sulla sua passione e sul suo rapporto con il padre

Al Gf Vip Ignazio Moser racconta il padre ed il suo addio al ciclismo – Come ogni figlio di un campione dello sport che si rispetti c’erano grandi aspettative su Ignazio Moser da quando era bambino. Per chi non lo sapesse ancora infatti il ragazzo che in questi giorni ha fatto il suo ingresso al Grande Fratello Vip ha un padre campione del ciclismo italiano. Tra le tante altre corse conquistate va annoverato nel palmares del padre ddi Ignazio, Francesco,  il Giro d’Italia conquistato nel 1984.

Al Gf Vip Ignazio Moser racconta il padre ed il suo addio al ciclismo – Il figlio al contrario del padre però non sembra aver ereditato tutte le doti ciclistiche del padre, come lui stesso ha ammesso dentro la casa più spiata d’Italia. Una carriera breve, quella di Ignazio Moser nel ciclismo da professionista. Un’esperienza nella Bmc, durata poco e poi un lavoro nell’azienda vinicola di famiglia, senza però trascurare del tutto la passione per la bici, in particolar modo quella a scatto fisso.

Al Gf Vip Ignazio Moser racconta il padre ed il suo addio al ciclismo – Ignazio Moser si scopre al Grande Fratello Vip parlando della sua personale esperienza a bordo di quella che per suo padre fu fonte di tante vittorie. Dal principio fino al rapporto con papà Francesco, ecco cos’ha confidato Moser a Daniele Bossari e Gianluca Impastato. “Io vivevo in questo paesino che non ti dico che era come giocare a calcio, ma quasi. – dice Ignazio parlando della sua esperienza sulla bicicletta – Tutti i miei cugini più grandi andavano in bici  e quindi andavi con loro, che poi Moreno ora ha 37 anni è professionista con l’Astana, è forte. Quindi capito? Invece di giocare al campetto andavamo in bici, in un paesino di 1.700 abitanti eravamo 40 bambini dai 7 agli 11 anni e ho iniziato così“.

Al Gf Vip Ignazio Moser racconta il padre ed il suo addio al ciclismo –  Un giorno poi è venuto a scuola uno della squadra e quando sono tornato a casa ho detto a mamma e papà ‘vado in bici’ – ha continuato lo sportivo – si potrebbe pensare di essere stato forzato ed invece no. Mio padre da piccolo era quasi contrario, mio padre ha iniziato a correre a 18 e mi diceva ‘tanto hai tempo per correre’, erano tempi diversi però mi sono sempre divertito ad andare in bici. A casa mia comunque anche mio fratello che non corre è appassionato di ciclismo  ne sa più del 95% della popolazione. Ho fatto tanti sport sci, calcio, tennis, ma tornavo sempre lì. Non è che mi han detto ‘fai solo quello’, anzi… Mi hanno fatto fare tutto, ma io tornavo alla bici”.

Al Gf Vip Ignazio Moser racconta il padre ed il suo addio al ciclismo – La pressione ce l’ha dal mondo – ha spiegato poi Ignazio – ogni mezza cosa che facevi… ed anche ogni mezza cosa che non facevi. Capito? Nel senso che ovviamente c’erano delle aspettative che la gente mi diceva ‘diventi come tuo papà’. La gente lo faceva inconsciamente, ma sono delle violenze che fai ad un bambino di 8/9 anni. Io mi ricordo da piccolo come vivevo le gare, fino a 10 anni andavo alle corse e mi sentivo male. Mi divertivo andare in bici perchè c’erano gli amici, ma la sera prima non dormivo. Non c’era una persona in particolare, ma tutto il mondo del ciclismo alla corsa, c’erano 40 bambini e ti guardano e un bambino a 8/9 anni non capisce”.

Al Gf Vip Ignazio Moser racconta il padre ed il suo addio al ciclismo – Poi sul rapporto con il padre Ignazio Moser ammette: “mio padre è stato sempre molto neutrale nel senso che non mi ha voluto influenzare nella mia carriera se vuoi chiamarla così. Mio papà quando parlava lo ascoltavi con una certa tensione, ma lui c’è da dire che era talmente più unico che raro che il ciclismo lo vede in un’altra maniera da tutti gli altri. Per dirti una cagata, gli chiedevo delle corse che andavo a fare in Toscana, perchè lui ciclisticamente parlando è cresciuto lì, e io gli dicevo ‘la conosci quella salita?’, per capire se potevi superarla. Lui ti rispondeva ‘ma no, ma va, è una salita pedalabile’, ‘è una salita da 53’. Poi arrivavi lì, che per me che ero un velocista dovevo salvarmi, ed era un massacro totale. Se non vincevi, lui non ti diceva niente, lui ti diceva ‘allora ti alleni di più’. Per lui bastava che ti allenavi per vincere, era automatica la cos acome dire tac-tac! Ma non è per tutti così non ne sono nati tanti come mio padre in quello sport e per questo lui aveva una visione condizionata dalla sua esperienza in quello sport lì, come tutti noi in tutte le cose. – ha concluso – Per lui era normale vincere”. 

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