MotoGp, Jarvis e quel retroscena sulla vittoria di Lorenzo nel 2015: ”clima da funerale? Ecco perchè annullammo la festa”

Le rivelazioni di Jarvis, il team principal Yamaha svela importanti dettagli sulla vittoria di Lorenzo nel 2015 e la festa annullata, mentre sulle problematiche della stagione attualmente in corso e sul rapporto tra Valentino Rossi e Vinales…

A Misano mancherà il beniamino di casa: i tifosi italiani non potranno vedere sfrecciare in pista Valentino Rossi a causa della frattura di tibia e perone che si è procurato durante un allenamento in enduro giovedì scorso. Il team Yamaha ha deciso di non sostituire il campione di Tavullia e di scendere in pista solo con Vinales.

Aria serena all’interno del team di Iwata nonostante questo brutto colpo: adesso Jarvis e i suoi uomini hanno tanti pensieri per la testa, tra cui anche le migliorie alle moto, per permettere ai loro piloti di poter competere con i migliori e lottare per il titolo Mondiale.

Un bilancio “non troppo negativo: non sarebbe corretto essere eccessivamente positivi, ma al tempo stesso le cose stanno andando abbastanza bene: entrambi i nostri piloti possono correre per il Mondiale. Non sottovalutiamo i nostri avversari, a cominciare da Marc Marquez che è il più pericoloso, anche se Andrea Dovizioso si é dimostrato molto competitivo. Visto da fuori é un anno particolare: siamo partiti fortissimo, con Maverick sempre al comando nei test invernali, mentre invece Valentino ha faticato un po’. Poi abbiamo vinto le prime due gare e la quinta con Vinales, ma ci siamo fermati un po’ e gli avversari si sono ripresi. Abbiamo vissuto due gare-shock a Jerez e a Barcellona, dove l’anno scorso Valentino aveva vinto. E’ stato uno shock perché non ce l’aspettavamo, e non è che semplicemente non abbiamo vinto: siamo arrivati fuori dalla top 5 dopo due weekend in cui abbiamo sofferto dall’inizio alla fine, e dire che parliamo di piste sempre favorevoli ai nostri piloti. Sono state gare che hanno messo a nudo le difficoltà con le gomme, con una finestra di performance ideale piuttosto limitata. Anche Ducati e a volte Honda hanno patito: ricordo il Mugello, quando la Honda é stata all’improvviso fuori dai giochi. Abbiamo sofferto quando non ci aspettavamo di soffrire, non abbiamo capito perché questo sia accaduto e non abbiamo risolto i guai. Abbiamo dovuto sviluppare nuove evoluzioni di telaio e forcellone”, questa l’analisi di Jarvis, come riportato i in un’intervista su Motosprint.

Impossibile quindi non parlare delle problematiche riscontrate finora e sulle soluzioni: “avevamo un’idea su come sistemare il problema, ma non sapevamo se avrebbe effettivamente funzionato. Il risultato è stato che abbiamo avuto troppe opzioni per qualche pilota. Abbiamo visto i piloti Tech3 che precedevano i nostri e questo ci ha indotto a credere che la moto vecchia non doveva essere tanto male. E allora cosa avevamo smarrito? Abbiamo cercato di sviluppare qualcosa a metà strada, quindi siamo arrivati ad avere tre telai: vecchio, nuovo e il modello ‘a metà strada’. E inevitabilmente si è creata confusione. Non abbiamo pensato di tornare alla vecchia moto, anche se la tentazione di farlo c’è stata. A questo si aggiunge che Maverick ha perso un po’ di fiducia: dopo un grande avvio, ha incontrato un paio di difficoltà, ed è stato complicato ritrovare fiducia in modo da avere un buon weekend di gara. Perché alla fine l’aspetto mentale è importante“.

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Il team principal Yamaha ha poi commentato l’aiuto di Valentino Rossi data la sua esperienza: “senza dubbio ci ha aiutato. Valentino ha cosi tanta esperienza, non soltanto di gare ma anche di gomme e della nostra moto. Lui è inevitabilmente il nostro punto di riferimento. Maverick è arrivato, ha gradito il telaio 2017 con il quale è andato fortissimo, e Valentino si è dovuto adattare. Ma quando siamo arrivati su piste in cui abbiamo sofferto, siamo stati costretti a rivalutare le cose. Io penso che Valentino sia un pilastro, un riferimento. Noi possiamo sperimentare e scoprire nuove cose, ma la sua conoscenza e capacità analitica sono infinite. A Brno, Maverick stava soffrendo, poi ha visto il setting di Rossi, l’ha utilizzato e ha funzionato. All’inizio succedeva il contrario. In certi casi l’esperienza di Valentino è persino un freno, perché a volte lui cerca di essere troppo perfezionista, studia ogni dettaglio. E questo può rallentare il processo di lavoro in un weekend di gara. Ma in generale, la sua conoscenza non ha prezzo“.

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Mentre sul rapporto col nuovo arrivato in casa Yamaha ha aggiunto: “a livello personale non posso ancora dire di conoscerlo così a fondo, lavoriamo assieme soltanto da nove mesi. Mi piace, è un bravo ragazzo ed è totalmente concentrato sull’obiettivo. Lavora sodo, ha grande talento e vive una vita semplice, non è di quelli che occupano molto la propria esistenza con distrazioni o vita notturna. Non mi sembra interessato a certe cose, è un uomo in missione. L’atmosfera è differente rispetto a quando c’era Jorge, Maverick ha un carattere diverso.

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Nell’era Rossi-Lorenzo c’era parecchia competizione interna, con questioni da risolvere e modi di pensare differenti. Faccio una similitudine: Jorge ha vissuto nove stagioni con noi, ed è come se avesse aggiunto nove kg di peso allo zaino che ha sulle spalle, uno ogni anno. Fosse rimasto, avrebbe avuto il decimo chilo. E guidare con uno zaino tanto pesante sulle spalle non e facile. Essere compagni di squadra di Rossi non è facile. Il fatto è che l’80-85°% delle persone ai GP sono fans di Valentino e indossano i suoi colori. Non è facile convivere con questa sorta di ombra gialla. Soprattutto per Jorge che accanto a Rossi ha vinto tre Mondiali, ma l’80% della gente che veniva da noi nel team lo faceva sperando di incontrare Rossi. Senza dimenticare che i due hanno avuto frizioni tra loro. Lorenzo ha vissuto una situazione non semplice e forse ha scelto il momento giusto per cambiare direzione alla propria carriera. Ha trascorso nove anni con noi, ottenendo grandi risultati, gli abbiamo offerto il rinnovo, ma in una certa fase del percorso emergono altri elementi“.

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Tra Vinales e Valentino c’è rispetto reciproco. Ci sono pochi trascorsi comuni e tra loro esiste anche una differenza d’età troppo ampia; quando Lorenzo arrivò in Yamaha Valentino aveva 28 anni, e si trovò di fronte al pilota intenzionato a togliergli il predominio. Ora Rossi e in una fase differente della carriera e, ripeto, non c’è nemmeno lo stesso conflitto caratteriale. Poi è vero che in pista sono fieri rivali, perché entrambi vogliono vincere. Mi auguro che le cose si complichino: significa che entrambi potranno lottare per vincere. Per fortuna abbiamo già esperienza in merito“, ha continuato Jarvis prima di commentare la vittoria di Lorenzo del 2015, vissuta forse come un funerale in casa Yamaha: “funerale è un’esagerazione, fu una vittoria dolceamara, arrivammo primo e secondo nel Mondiale ma nessuno poteva essere soddisfatto”.

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Si impara sempre da situazioni del genere. Alcune cose le gestimmo nel miglior modo possibile, perché accaddero tante situazioni impreviste. In determinati frangenti, avremmo dovuto chiedere ai piloti di comportarsi in modo differente. Penso alla conferenza stampa di Sepang, in cui Valentino accusò Marquez di averlo ostacolato a Phillip Island. Se non avesse espresso pubblicamente quel sentimento, Marc non si sarebbe comportato in quel modo in corsa, in Malesia, e lo scenario sarebbe stato differente. Ma prima di quella conferenza non sapevamo cosa avrebbe detto Valentino. Controllare sempre tutto non è possibile.

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Dopo quella conferenza stampa, ci furono anche le azioni post gara a Sepang di Lorenzo, con i gesti sul podio e la protesta presso la FIM, che gli raccomandammo di evitare. Magari non sarebbe cambiato l’esito del Mondiale, ma la situazione di frizione nel team si sarebbe attenuata. A Valencia era difficile pensare a una grande festa, nel team c’era un vincitore e uno sconfitto, scegliemmo il low profile, ma qualsiasi decisione sarebbe sembrata sbagliata. E c’era anche il conflitto Italia-Spagna, le accuse di complotto nei confronti di Marquez-Lorenzo: una storia a cui non ho mai creduto. Io credo che Marc volesse fare tutto quanto in suo potere per impedire a Rossi di vincere, automaticamente il beneficiario era Jorge. Una storia complicata da gestire con i nostri sponsor, annullammo una festa che avevamo organizzato a fine stagione, con invitati da tutto il mondo“.

 

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