Mondiali di Bergen, Mario Cipollini a gamba tesa su Cassani: “ma che ha fatto l’Italia, ha corso per far vincere Sagan?”

LaPresse

Mario Cipollini analizza la tattica usata dal Ct da Davide Cassani nella prova in linea valida per i Mondiali di Bergen

Mario Cipollini non è certo l’ultimo arrivato nel mondo del ciclismo. Il Re Leone nel 2002 ha trionfato a Zolder davanti a grandi ciclisti come Erik Zabel e Robbie McEwen. L’Italia in quel mondiale ha lottato duramente e venduto cara la pelle senza indulgere e senza troppi tatticismi. Cipollini in quell’occasione ha dimorato a tutti di essere il migliore che il sistema di quel tempo era perfetto.

LaPresse

Mario Cipollini, campione del Mondo a Zolder nel 2002, ha analizzato la tattica usata dagli azzurri realizzata durante la prova individuale valida per i Mondiali di Bergen: “straordinario Sagan e su questo nessun dubbio, ma mi chiedo una cosa in questi ultimi 15 anni quanto sia cambiato il ciclismo. Io sono arrivato a correre il mondiale di Zolder nel 2002 che ero considerato il favorito, i miei avversari erano Erik Zabel e Robbie McEwen, cioè la Germania e l’Australia. Due grandissime squadre che quel giorno non hanno mosso una foglia per far sì che noi arrivassimo in volata, per cui la responsabilità è stata tutto il giorno della Nazionale italiana – ha dichiarato Mario Cipollini ai microfoni di Tutti convocati su Radio 24 – Da quando il ciclismo lo consideriamo tale, se tu non hai una nazionale non riesci ad essere lì davanti per giocarti il mondiale. Sagan da solo, invece, ne vince tre. Allora mi chiedo: indubbio che Sagan sia un fuoriclasse eccezionale, ma tutti gli altri, tutti gli allenatori, tutti i direttori sportivi, cosa fanno? Perché si permette a Sagan di arrivare in volata in una corsa come quella di ieri di 267 km, quando si può inventare qualsiasi cosa? Non è una critica soltanto alla Nazionale italiana, la mia non è una critica, mi piacerebbe potermi confrontare con il ct Davide Cassani. Mi chiedo: quando tu a 60 km dall’arrivo hai un gruppetto con 6/7 corridori in fuga e hai De Marchi, la tua difesa è De Marchi in quel momento, ma è un alibi politico per dire che la nazionale italiana è presente, o tu oggettivamente punti su De Marchi in quel momento? Perché allora non capisco nulla di ciclismo io. Mi dico: se per te va bene De Marchi, senza nulla togliere a De Marchi che è lì a fare un certo tipo di lavoro, ok, ma non è certo garanzia di risultato. Quindi mi dico: hai degli atleti forti, abbiamo una bella nazionale, perché non la sfruttiamo meglio?”.

LaPresse

Mario Cipollini ha poi visionato gli altri azzurri: “è normale che sul cambio di ritmo finale posso perderne un sacco per strada e sono sicuro che me ne possono rimanere due Trentin e Moscon con il punto interrogativo di Colbrelli. È un ciclismo che, tra virgolette, ci sta annoiando un po’. Prendiamo il Tour de France e l’ultima Vuelta, la Sky davanti che detta il ritmo, i gregari di Froome sono forti quanto gli avversari più importanti, per cui i gregari di Froome tengono testa agli attaccanti. Poi naturalmente Froome negli ultimi tre minuti di corsa, cioè l’ultimo km e mezzo, è allenato e fa la differenza. E c’è un piattume che non ci porta a vedere qualcosa di straordinario. Lo stesso Armstrong aveva due squadre-nazionali come la Telecom e la Once a contrastare le vittorie dell’americano. Lo stesso Indurain, che ha vinto una valanga di Tour anche lui, aveva dei corridori importanti a cercare di contrastarlo. Ora il dominio è nelle corse a tappe di Froome della Sky e nelle corse in linea c’è Sagan che ogni tanto si diverte anche a buttarle via… Io Sagan lo vedo un attimo un po’, se provo a fare un paragone, come Alberto Tomba, cioè quel talento e quella capacità di essere superiore a tutti gli altri che lo rende quasi incosciente – ha concluso – Allora Sagan che ti parte il giorno prima non so da dove, penso dal Principato di Monaco, e va a correre il mondiale a Bergen quando uno che punta al campionato del mondo, perché vuole acclimatarsi al sistema, vuol vedere le strade, studiare le curve. No, lui arriva lì il giorno prima, come a giocare una partita a briscola. La stessa cosa che avveniva ad Alberto che si trovava al cancelletto di partenza della seconda manche di un’olimpiade o di un campionato del mondo e la viveva con l’incoscienza quasi infantile. Questo è un mio personalissimo, spero non errato, paragone; però fa capire che Sagan vive il ciclismo in un modo talmente superiore, ma gli avversari non sanno nemmeno rendergli la vita difficile. Infine, una annotazione: noi purtroppo non abbiamo visto gli ultimi 2 km e mezzo di corsa, che erano il punto cruciale. Chi avrà chiuso quel buco su Alaphilippe? E Moscon, perché gli abbiamo fatto fare la cronometro individuale? Era meglio lasciargli il tempo di recuperare perché ieri s’è visto che gli è gli è mancato qualcosa, forse lasciato nella crono. Ultima domanda: chi è che ha chiuso il buco per andare a prendere Alaphilippe? Non è che siamo stati per caso noi italiani con Bettiol? In quel caso avremmo commesso un errore davvero grave”. 

FotoGallery