I dolori del giovane Kyrgios – La morte di una persona cara, la competizione, i soldi e Tomic: bad boy? Ecco tutta la (malinconica) verità

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Bad boy o talento maledetto? Nick Kyrgios ha confessato tutta la sua verità in merito alla sua ‘altalenante voglia di competere’, al rapporto di odio e amore verso il tennis e all’amicizia con Tomic

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Nick Kyrgios, un nome ed un cognome che possono facilmente essere associati alla definizione di ‘prossimo n°1 al mondo‘ e ‘maggior delusione della storia per talento/traguardi raggiunti‘. Due facce della stessa medaglia, antitetiche e coesistenti nell’anima e nella testa di un ragazzo di 22 anni, incapace di tenere a bada il turbinio di pensieri ed emozioni che lo sconvolge. Nick ha voluto esternare tutto ciò con un racconto pubblicato su ”Players Voice”. Lo scritto del tennista australiano inizia con un ammissione ed una spiegazione: Kyrgios sa che a volte non si comporta da professionista, ma la sua disaffezione verso il tennis deriva dalla perdita di una persona cara.

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Non sono il professionista che il tennis mi chiede di essere ed è vero. Solo quando mi trovo a casa ho una vita normale. – ha spiegato Kyrgios – È lì che posso trascorrere del tempo con la mia famiglia, giocare a Call of Duty coi miei amici ed essere un ragazzo come gli altri. Ma devo anche allenarmi, andare in palestra e cercare di migliorare a livello mentale. Non sto facendo i miglioramenti che dovrei perché non lo voglio abbastanza, non prendo la cosa abbastanza seriamente. So che non motivo per cercare di convincere gli altri del contrario. C’è una costante lotta tra il competitor che è in me che viole vincere, vincere e vincere, e la persona che sta lontano dalla propria famiglia. Il momento in cui questi pensieri sono entrati nella mia testa è stato quando mia nonna, Julianah Foster, è morta due anni fa. Non ho trascorso il tempo che volevo con lei per via del tennis. È qualcosa su cui continuo a riflettere. Onestamente non mi sono impegnato nel modo in cui dovevo da quando è morta“.

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Tutto questo però non intacca il suo spirito  competitivo. “Ma non fraintendetemi. Io amo vincere. Che sia a tennis o a Call of Duty odio perdere e quando non sfrutto al massimo il mio potenziale, mi arrabbio. – ha assicurato Kyrgios – Quando sto bene mentalmente, mi sento imbattibile come quando ho battuto Novak Djokovic due volte quest’anno, ad Acapulco e Indian Wells. Dipende tutto dalla motivazione, e di questo i media ne parlano molto. A Wimbledon quest’anno sono entrato nel torneo con un infortunio all’anca che prima o poi richiederà un’operazione chirurgica. Ma i media hanno interpretato tutto ciò come una mancanza di rispetto mia. Poi sono andato in discoteca e dicevano che non dovevo farlo. Chi non è mai andato in discoteca nemmeno una volta nella vita?“.

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Il nativo di Camberra ha poi sottolineato come si senta estremamente diverso da Tomic, il bad boy per eccellenza che con Kyrgios condivide, a quanto dice Nick, solo la nazionalità. Bernie (Tomic) ha perso la bussola. All’inizio eravamo amici, sapete ero alle prime armi nel circuito, ma da allora tanto è cambiato. – ha raccontato Kyrgios – Non posso più rivedermi in lui. Dice una cosa e ne fa un’altra, si contraddice sempre. Dice che il tennis non lo rende felice e che non gli piace, poi dice che l’unica cosa che lo renderebbe felice sarebbe la vittoria di uno Slam. Non ha senso. Posso dire onestamente che vincere uno Slam non mi renderebbe la persona più felice al mondo. Come ho detto prima, amo solo essere una persona normale e avere abbastanza soldi per avere una vita normale. Non ho bisogno di tanti soldi“.

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Infine, il tennista aussie ha parlato dei suoi progetti futuri, dimostrando di avere anche un animo molto sensibile. Ci sono molte cose che vorrei ottenere nella vita. – ha detto Kyrgios – Mi sento chiedere spesso circa il futuro, che sembra sempre strano quando hai 22 anni e una carriera da tennista, una vita di famiglia e molte altre cose davanti. Ci sono cose su cui bisogna concentrarsi adesso, come rimettere in sesto la mia anca e il mio braccio, e tornare al livello di inizio 2017. Ma un pensiero che mi motiva molto è quello di guadagnare abbastanza per aprire un centro per ragazzi senzatetto, con problemi familiari o economici, e indirizzarli allo sport. Potrebbero venire e giocare su campi da basket, tennis, piscine, e anche viverci. Mi piacerebbe molto farlo, avere un paio di figli e supportare mia moglie in qualsiasi cosa vorrà fare. Una delle cose più soddisfacenti che abbia mai fatto è stato costruire un piccolo rifugio al Lyneham Tennis Centre come tributo a Nanna, proprio dove si metteva a fumare e leggere. È questo che conta nella vita, e io lo sto imparando.

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