MotoGp, che sorpresa Capirossi: Loris torna in pista in sella alla Suzuki: “ecco perchè l’ho fatto”

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Impegnato sul circuito di Brno, Loris Capirossi è tornato in sella ad una moto di MotoGp per un motivo davvero particolare

Davvero un giorno speciale quello trascorso da Loris Capirossi a Brno, circuito su cui l’attuale responsabile della sicurezza e membro della Direzione della Gara del Motomondiale, ha potuto girare in sella alla Suzuki GSX-RR di Andrea Iannone e Alex Rins. Il motivo? Si tratta di un progetto lanciato dalla Dorna e che vede proprio l’ex pilota come protagonista, il quale avrà il gradito compito di guidare tutte le moto del Mondiale.

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È stata un’opportunità veramente fantastica. Vorrei ringraziare la Suzuki perché è stato come tornare al passato. Ho corso con Suzuki ed è per questo che è stato doppiamente emotivo” le parole di Capirossi a Motograndprix.com. “Si tratta di un progetto Dorna che mi ha voluto far provare tutte le MotoGP su circuiti diversi e a Brno ho guidato la Suzuki. Lo abbiamo fatto con le telecamere per la Tv. Penso che sia una buona cosa per i fan. Ho parlato con alcuni dei miei vecchi meccanici: avrei pagato un sacco di soldi per ripetere il test. Ho fatto circa nove giri. Ho dovuto fare un giro con un commento in italiano, un altro in spagnolo e un altro in inglese.

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Le moto si sono evolute molto, soprattutto nel cambio; Sono molto veloci. E i motori sono molto più elettrici. Io ho gareggiato con la 800cc e questa era una 1000cc, quindi è difficile fare un confronto. Sicuramente in termini di velocità massima non sono cambiati così tanto, ma hanno più potenza. Cosa mi ha affascinato? Guidare la moto, sono molto fortunato; Dorna mi ha dato la fantastica opportunità di poter guidare tutte le MotoGP in una stagione, quindi mi sento privilegiato. Mi sento come un bambino. Anche tornare a guidare un Suzuki… la mia prima moto era un Suzuki ed è un marchio molto speciale. Tornare a correre? No, no. La cosa più bella di guidare una moto è che ci si sente nuovamente giovani, ma ci si rende anche conto di quanto coraggiosi siano i piloti del MotoGp“.

 

 

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