Doping – Sara Errani, perchè solo 2 mesi di squalifica? Ecco spiegata la decisione del Tribunale Indipendente dell’ITF

LaPresse/Spada

Se successivamente alle accuse di doping, Sara Errani è stata giudicata colpevole: perchè ha ricevuto solo 2 mesi di squalifica? Ecco spiegato il motivo

Nella giornata di ieri, il mondo del tennis italiano è stato scosso dalla notizia della positività di Sara Errani al letrozolo, sostanza considerata dopante. Quel che non è chiaro di questa torbida vicenda è come, nonostante il Tribunale Indipendente dell’ITF abbia emesso una sentenza di ‘colpevolezza’, alla tennista azzurra siano stati dati solo 2 mesi di sospensione. Il codice Wada tradotto in Italia nelle Norme Sportive Antidoping, parla chiaro: l’assunzione ‘intenzionale’ di sostanze dopanti è punibile con 4 anni di sospensione, quella ‘inconsapevole’ con 2 anni, mentre se l’atleta riesce a spiegare il modo involontario con il quale la sostanza è entrata a contatto con il suo organismo, la squalifica può rientrare fra una ‘misura minima‘ (nessuna squalifica, assenza di colpa) e una ‘misura massima‘ (2 anni, negligenza grave), a seconda del grado di colpevolezza dell’atleta.

Visti i soli 2 mesi di squalifica, il caso Errani rientra nella terza fascia: ‘Sarita’ ha spiegato che la sostanza è entrata nel suo organismo tramite del cibo ‘contaminato’, venuto a contatto con una mdicina usata dalla madre a scopo terapeutico. Il Tribunale ha creduto alla tennista, vista anche la bassa quantità rilevata nel suo organismo e il fatto che la Errani non vivesse con i suoi genitori abitualmente, ma ha voluto punirla per la mancanza di attenzione. Altra attenuante del caso, è la ‘natura femminile’ dell’atleta: l’assunzione da parte di una donna avrebbe infatti un minor effetto dopante. Lo si evince da una sentenza precedente, quella del canottiere Mornati squalificato per 2 anni con simili modalità. La sentenza spiega come: “nelle donne è agevole giustificare un utilizzo della sostanza per finalità di cura“, mentre “ben diverso è il caso in cui la sostanza sia assunta da un soggetto maschile“.

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