Attentato Barcellona, il racconto (raccapricciante) del sopravvissuto italiano: “li hanno uccisi davanti a me, ecco cos’è accaduto” [FOTO]

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Alessio Stazi, italiano residente a Barcellona, oggi pomeriggio rischiava di essere coinvolto nell’attentato terroristico che ha colpito la città spagnola: il suo racconto live sui social

Attentato Barcellona, il racconto (live) del sopravvissuto italiano – Paura, morte e disperazione a Barcellona, dove un furgone bianco si è schiantato contro una folla uccidendo dieci persone (il bilancio è in aggiornamento) e ferendone di più. Un attentato in piena regola come svelato dalla polizia, messo in atto sulla Rambla de Canaletes, nella parte più vicina alla grande Plaça de Catalunya, all’altezza di Carrer Bonsuccés (per leggere l’articolo clicca qui).

Attentato Barcellona, il racconto (live) del sopravvissuto italiano – Si trovava nel posto dell’attentato terroristico di Barcellona anche Alessio Stazi. Giovane italiano residente nella città spagnola che ha subito un forte shock quando si è visto sfiorare dal mezzo usato per uccidere da parte dei famelici terroristi. Alessio ha espresso la sua incredulità su Facebook subito dopo l’evento catastrofico. “Sono vivo solo perché non sono riusciti ad ammazzarmi, – scrive l’italiano –  ma io ero lì nel mezzo, li ho visti, in pochi secondi ho visto uccidere non so quante persone di fronte ai miei occhi. Mi sono ritrovato chiuso in un sottoscala di un negozio e non so neanche come ci sono arrivato, non so dove sono i miei amici e non capisco ancora cosa cazzo sia successo. Amici di Barcellona scrivetemi qui per favore”. 

Attentato Barcellona, il racconto (live) del sopravvissuto italiano – A poca distanza dal primo post Alessio ne pubblica un altro più dettagliato in cui racconta: “sono chiuso in un bar ad un paio di km dalla Rambla, tutto si sta svolgendo a pochi metri da casa mia e per questo non posso tornare a casa ed ho poca batteria per rispondere a telefonate e messaggi. È stato terribile. É stato terribile percepire di essere nel mirino, puntato dal camion, é stato terribile vedere persone colpite volare via di fronte a me, é stato terribile scappare via con la paura di essere uccisi, é stato terribile chiudersi in un negozio pensando che se gli attentatori lo avessero assaltato saremmo stati senza scampo. È terribile ora non capire cosa succede, non sapere da dove iniziare a chiamare tutti quelli che conoscono che vivono qui. Al momento ho una rabbia infinita che non sa spiegare come si possa attentare così alla vita umana; ma allo stesso tempo una rabbia infinita verso la polizia spagnola che sta sulla Rambla, precisamente quelle pattuglie, sempre pronte e presenti per una quantità infinita di stronzate: dal pischelletto che va in giro in bici sulla Rambla, al turista che beve una bottiglia, al pakistano che vende selfiestick, quello che tira la cartaccia, al ragazzo di colore che non può vendere un paio di scarpe come se fosse un crimine… e quando si tratta di fermare un camion che investe chiunque non c’è stato un poliziotto che lo ha fermato all’inizio della Rambla o abbia sparato un solo colpo prima che iniziasse ad investire gente. Uno shock”.

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