Atletica – Tamberi, l’infortunio e la delusione Mondiale di Londra per l’Italia: “bisognerebbe allenare la… grinta”

Credits: Instagram @Gianmarcotamberi

Gianmarco Tamberi fa un resoconto del Mondiale di atletica di Londra, il saltatore oltre alla sua prestazione iridata parla di quella dei colleghi italiani

Gianmarco Tamberi è uno delle punte di diamante della Nazionale italiana di atletica. Il salto in alto è la sua specialità, in cui ha conquistato un oro iridato nei Mondiali indoor nel 2016. Tamberi però dopo il brutto infortunio è stato costretto a fermarsi ed ad arrivare ai Mondiali di Londra non come sarebbe mai arrivato senza quel maledetto intoppo.

“Sì, a Londra credo di aver dato proprio il massimo. – dice Gianmarco Tamberi intervistato da Gazzetta dello Sport – Lì mi sono disperato ma a freddo posso dire di essermi comportato bene. Invece ho sofferto per i risultati della squadra e per le accuse un po’ ingiuste che arrivano ora. Io ho una mia idea delle cose. A Londra abbiamo visto il passato dell’Italia e il presente sarà il futuro: basta guardare i giovani in arrivo per capire che non ci sarà mai più un’altra Londra”

Un’Italia con un bottino magrissimo quella uscita da Londra. Una sola medaglia di bronzo nel medagliere azzurro, quella di Antonella Palmisano nella marcia. “È colpa del sistema non degli atleti. – svela il saltatore – Gli atleti li assolvo tutti, non si può pensare che uno vada al più importante appuntamento dell’anno per non dare il massimo. E’ chiaro che c’è qualcosa che li ha bloccati. Vi faccio un esempio. Alessia Trost prima di venire ad Ancona si allenava molto di più ma ora alla fine di ogni seduta è distrutta. Perché? Perché con mio padre alleniamo anche il sistema nervoso, lo portiamo al massimo della sua potenzialità. Ma è uno stress terribile. Per me ogni allenamento è una gara, ogni volta che corro i 60 corro per migliorare il mio record personale. In questo modo quando arriva veramente la gara per me è normale dare tutto, i miei nervi sono tesi al massimo dello sforzo”.

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“Io faccio l’atleta non il dirigente o l’allenatore ma si può provare ad allenare la grinta. – Tamberi prova a dare consigli per i colleghi azzurri – Certo la grinta fa parte del carattere ma anche di come avviene l’approccio alla gara. Io l’ho coltivata gareggiando molto all’estero, confrontandomi con i migliori della specialità. Questo per il resto della squadra onestamente avviene poco: ecco perché quando poi arriva la gara importante ci si trova impreparati. E’ chiaro che a Londra tutti hanno corso per fare il personale ma erano impauriti dall’evento e dal peso dei rivali. Certo, anche a me sarebbe piaciuto andare a fare gli Assoluti di Trieste perché mi piace raccogliere l’affetto del mio pubblico. Ma ho pensato che sarebbe stato più utile andare a raccogliere quattro schiaffi a Parigi e poi in altri meeting internazionali. E avete visto, a Londra i miei nervi erano pronti all’impegno”.

Bene per fortuna. – conclude poi parlando dell’infortunio – Non ho più dolori e anche gli impedimenti nei movimenti della caviglia lasciati dalla seconda operazione sono praticamente passati. Non sono al 100 per 100 ma quasi: sono molto fiducioso per il mio futuro. L’anno prossimo tornerò ai livelli del mio primato italiano”.

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