Pirlo, Deborah ed il mantenimento da 55mila €! Selvaggia Lucarelli attacca l’ex di Andrea: “è la signora PirlA”

Si torna a parlare del matrimonio finito di Andrea Pirlo e di Deborah Roversi, che tirata in ballo per l’assegno di mantenimento scrive una lettera molto criticata da Selvaggia Lucarelli

Una lunga lettera quella che Deborah Roversi, ex moglie di Andrea Pirlo, ha scritto per chiarire le condizioni che giustificano l’assegno di mantenimento che il calciatore versa alla madre dei suoi due figli una volta al mese. Un mantenimento che secondo quanto sostenuto dalla stampa si aggirerebbe intorno ai 55 mila euro al mese, ma che Deborah smentisce nelle righe della lettera che ha inviato a Vanity Fair per fare chiarezza sulla sua situazione.

LaPresse/Daniele Badolato

Dopo la sentenza della Cassazione di maggio in cui cambiano i termini secondo cui i mariti debbano versare il denaro alle mogli, c’è stata una piccola rivoluzione. L’ex compagno infatti non è obbligato a mantenere il ritmo di vita di cui l’ex moglie ha goduto durante il matrimonio, bensì l’ammontare del denaro versato mensilmente si calcola in base alle condizioni patrimoniali attuali del ex coniuge.

In questa diatriba legale, Deborah Roversi si è sentita chiamata in causa per l’ingenza del suo assegno, il cui importo non è giustificato, a suo parere, da un fattore ‘assistenziale’, ma bensì da un fattore emotivo e di vita, fatto di rinunce personali, che la Roversi avrebbe accusato per stare vicino ad Andrea Pirlo e sostenerlo fino alla sua ascesa a campione del calcio indiscusso (per leggere la lettera che Deborah Roversi ha voluto inviare alla stampa clicca qui). 

L’ex moglie del calciatore ha mostrato nella scrittura di questo una certa propensione all’autocommiserazione. Cosa che non è sfuggita alla giornalista Selvaggia Lucarelli che ha voluto prodigarsi in uno dei suoi articoli satirici che condannano l’ex wags. Deborah Roversi è stata aspramente criticata dall’opinionista del Fatto Quotidiano soprattutto perchè: “la signora Roversi – come scrive la Lucarelli è stata la moglie di un calciatore milionario con tutti i privilegi del caso. Immagino avrà goduto di privilegi, aiuti domestici, benessere, belle vacanze, case da sogno, tavoli liberi nei migliori ristoranti e delle migliori scuole per i figli. Temo anche che tutto sommato, fare la moglie di un calciatore non sia tra i mestieri più usuranti del globo. Forse, e dico forse, è più faticoso fare la moglie di un turnista nel siderurgico con 1200 euro al mese e le stesse, identiche responsabilità familiari di una qualsiasi moglie e madre del pianeta. Con qualche privilegio in meno, magari, e col pensiero di dover allungare la minestra perché altrimenti questo mese non si riesce a pagare il bollo auto”.

LaPresse / Piero Cruciatti

Come darle torto? In una delle critiche più aspre alla moglie di Andrea Pirlo, Selvaggia scrive: “s’è scoperta anche una po’ Signora PirlA perché ha realizzato che l’amore può finire e che non aver fatto altro nella vita che aspettare il marito con la lasagna pronta non sia stato il miglior investimento possibile, è un’altra storia”. Ecco il post intero di Selvaggia Lucarelli reperibile sulla sua pagina Facebook ufficiale:

E’ passata un po’ in sordina, ma la lettera inviata dall’ex moglie di Andrea Pirlo Debora Roversi a Vanity Fair sull’assegno divorzile che le spetta dopo la fine della sua storia decennale col calciatore, è da manuale. Da manuale delle cose che NON bisognerebbe fare durante un matrimonio e dire dopo un divorzio, intendo. Sembra una lettera recuperata sul fondo di un trumeau fine ‘700 scritta da un’infelice cortigiana castrata nelle sue aspirazioni perché il marito è in guerra e lei deve badare ai figli. La leggi, e pare di sentire l’oboe, il violoncello e il corno francese a corte e di vedere Giacomo Casanova che si rinfresca i boccoli.

E invece parliamo della lettera di una bella e giovane donna vivente, mentre corre l’anno 2017. Il punto è questo: la Roversi, durante la bufera mediatica sulla sentenza che riguardava il caso di una ex moglie a cui è stato sostanzialmente detto che il marito non era tenuto a garantirle lo stesso tenore di vita del matrimonio, si è sentita chiamata in causa da qualche giornale. Probabilmente qualcuno l’ha citata in una lista di ex mogli celebri con lauti assegni di mantenimento. E in fondo, visto che questo assegno è di 53 000 euro mensili, è anche comprensibile. Intendiamoci, ha due figli, è stata mollata dopo 13 anni di matrimonio e ha un marito milionario, per cui non starò qui a discutere né la cifra né l’assoluta e sacrosanta legittimità di quell’assegno.

Il punto -e lo dico da donna- è la cifra di quella lettera, che è una filippica retorica e intrisa di vittimismo miscelata con argomenti da irrecuperabile crocerossina. Duecento righe per spiegare al mondo che lei quell’assegno se lo merita perché, testuale: “Era necessario donarsi per non impedire ad Andrea il futuro (da campione). (…) Ho compreso il mio ruolo con spirito di partecipazione e di sacrificio, ed ho offerto a lui ogni attimo della mia esistenza. (…) Io avevo già compreso il mio ruolo, che si racchiudeva nella responsabilità di tutelare la sua persona e la sua professione. (…) Non potrò mai dimenticare il lavoro silenzioso su me stessa e sulla mia vita per amore di lui che si apriva al destino di Campione. È difficile raccontare l’abnegazione e l’annullamento di me stessa al fianco di un Campione. (…) Approvazione e sostegno continui anche quando avrei voluto esplodere per affermare me stessa. Dominio e negazione della mia vita per il suo bene e per il suo sogno che doveva compiersi. (…) Dirigenti, allenatori, giocatori e tifosi sanno tutti quanto sia decisivo il ruolo della moglie di un campione. Il suo destino si avvera attraverso regole sane e relazioni sane, tra cui quella decisiva con la moglie e la famiglia. (…)

LaPresse/Daniele Badolato

Quando una donna ha contribuito alla ricchezza del marito perdendo le chance per la propria auto-realizzazione, al momento della cessazione del matrimonio, a maggior ragione quando avviene per cause a lei non attribuibili (come nel mio caso), non sarà sufficiente un mero assegno «assistenziale», sarà necessario invece considerare anche il diritto ad un risarcimento per la propria vita donata per amore. Il dono della propria vita non sarà mai ripagato, ma almeno sarà impedito l’oblio a cui si vorrebbe destinare la vita altrui, spesa con amore e poi abbandonata.”.

Ora, a parte il finale che trovo davvero allucinante (l’assegno di mantenimento come antidoto all’oblio?), a parte l’amarezza che trasuda questa lettera per cui posso provare molta umana comprensione, trovo questo sfogo un pessimo concentrato di autocommiserazione nonché, come sottolineavo all’inizio, un salto all’indietro di qualche secolo. 
La signora Roversi è stata la moglie di un calciatore milionario con tutti i privilegi del caso. Immagino avrà goduto di privilegi, aiuti domestici, benessere, belle vacanze, case da sogno, tavoli liberi nei migliori ristoranti e delle migliori scuole per i figli. Temo anche che tutto sommato, fare la moglie di un calciatore non sia tra i mestieri più usuranti del globo. Forse, e dico forse, è più faticoso fare la moglie di un turnista nel siderurgico con 1200 euro al mese e le stesse, identiche responsabilità familiari di una qualsiasi moglie e madre del pianeta. Con qualche privilegio in meno, magari, e col pensiero di dover allungare la minestra perché altrimenti questo mese non si riesce a pagare il bollo auto.

LaPresse/Fabio Ferrari

Riguardo le ambizioni abbandonate, la signora Roversi ha scelto liberamente di fare la casalinga. Il marito, negli ultimi anni di matrimonio, ha militato stabilmente in due squadre del nord e lei ha vissuto per lungo tempo in città in cui avrebbe potuto crearsi un’identità professionale. I fondi per aprirsi un negozio, un ristorante, una fabbrica, una merceria sotto casa non le sarebbero mancati, credo. La favoletta della moglie del calciatore che si immola e sceglie una vita fatta di abnegazione perché “tutto ciò è necessario” è, appunto, una bella favoletta. Ci sono mogli di calciatori che lavorano da sempre e che hanno un’identità. (Shakira non s’è messa a fare la calza e Piqué continua ad avere le sue soddisfazioni in campo, per dire). La Roversi, per sua ammissione, ha compiuto in piena libertà la scelta di essere solo la signora Pirlo.

Se poi, improvvisamente, s’è scoperta anche una po’ Signora PirlA perché ha realizzato che l’amore può finire e che non aver fatto altro nella vita che aspettare il marito con la lasagna pronta non sia stato il miglior investimento possibile, è un’altra storia. Allora però, non scrivi una lettera che puzza di autocommiserazione, ma ti rimbocchi le maniche e col tuo sacrosanto assegno di mantenimento, decidi che forse, mentre la carriera del Campione volge al tramonto, è il tuo momento di scendere in campo. Questo, è essere donne, nel 2017. Il resto, sono errori da mogli crocerossine: perché se Pirlo è colpevole della fine del matrimonio, l’ex moglie è responsabile del mancato inizio della sua realizzazione. E mica lo so chi ha sbagliato di più.

 

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