Montezemolo e la Ferrari, una storia d’amore infinita: le toccanti rivelazioni su Lauda, Schumi e Todt

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A tutto Montezemolo: l’infinito amore per la Ferrari e gli straordinari racconti su Schumi, Lauda e Todt

Quando si tratta di amore vero, di amore puro, è impossibile dirsi per sempre addio. Lo sa bene Luca Cordero di Montezemolo, che nonostante la “rottura” con la Ferrari, sa che la loro storia d’amore non potrà mai terminare: “io credo che nella vita i sentimenti, le passioni siano fondamentali.

LaPresse/Reuters

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Ecco, tra me e la Ferrari è stata ed è una grande storia d’amore. Uno dei momenti più belli è stato l’ultimo giorno: pensavo di dover andare a salutare i dirigenti e mi sono trovato, a sorpresa, nell’auditorium tutti i dipendenti, molti con la tuta rossa, perchè era una’ora di lavoro. Sono entrato ed è partita la bellissima canzone di Gino Paolo “una lunga storia d’amore”: “fai finta che solo per noi due passerà il tempo ma non non passerà, questa lunga storia d’amore”. Su uno schermo scorrevano filmati bellissimi dei lunghi anni che avevamo trascorso insieme. Fu un momento di lacrime, molto commovente. E, in Effetti, questa lunga storia d’amore non può finire“, ha raccontato l’ex direttore sportivo di Maranello a Walter Veltroni in una lunghissima intervista al Corriere dello Sport.

LaPresse Torino/Archivio storico

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Tutto cominciò tanti, tanti anni fa: “io sono del ’47, l’anno in cui è iniziata l’avventura della Ferrari. Compiamo settant’anni insieme. La love Story tra me e la Ferrari è iniziata da bambino, quando il mio papà, abitavamo a Bologna, mi portava sui viali a vedere passare la leggendaria Mille Miglia. Ed è proseguita con un incontro del tutto casuale con Enzo Ferrari. Non c’entra la Fiat, come molti pensano. No, nacque con una trasmissione radio che si chiamava “Chiamate Roma 311”. Un giorno un radioascoltatore chiamò per sparare a zero contro l’automobilismo, dicendo che era uno sport da ricchi, che era uno sport pericoloso. Io difesi con passione le corse e Ferrari, che in quel periodo era abituato ad ascoltare quella trasmissione, chiese di conoscermi. Dopo un po’ mi domandò se volevo andare a lavorare con lui. Divenni prima suo assistente e poi direttore sportivo“, ha aggiunto.

LaPresse/Daniele Montigiani

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Una vita, quella in Ferrari, fatta di alti e bassi, ma anche di rivincite e riscatti: “l’avvocato Agnelli diceva ‘Il Caro Schumacher’, diceva caro in tutti i sensi. Sia perchè costava caro, sia perchè gli piaceva molto come persona. Schumacher inizia la stagione, poi a metà, in Canada, appena partito dai box, spacca un semiasse e si vede che trascina un pezzo. Il gran premio dopo, in Francia, durante il giro di ricognizione, malgrado fosse in prima fila, si spacca i motore e non riesce neanche a partire. I vertici della Fiat, che hanno sempre avuto un rapporto di grande attenzione ma anche di grande invidia per chi lavora alla Ferrari mi chiesero ‘come mai, dopo che avete preso il miglior pilota che c’è, campione del mondo , avete speso un sacco di soldi, le cose non vanno?’.

Gian Mattia D'Alberto

Gian Mattia D’Alberto

Mi chiesero di sostituire Todt, io dissi che sarebbe stato per me inaccettabile, proprio adesso che si cominciavano a vedere i frutti del lavoro e che se avessero voluto sostituire Todt io avrei messo a disposizione il mio mandato, perchè voleva dire che tutto il lavoro fatto in quegli anni era stato inutile. Loro volevano mettere un ingegnere, peraltro bravissimo, della Fiat, che sta alla Formula 1 con un giocatore di basket sta al calcio. La stessa cosa. Magari c’è un pallone in comunca, ma solo quello. Il caso vuole, ma non era un caso, che questo conflitto su Todt avvenga ai primi di agosto. A fine mese Schumacher vince una gara straordinaria con la Ferrari in Belgio. Quindici giorni dopo rivince a Monza dove non vincevamo da anni immemorabili e inizia l’apoteosi“.

Lauda e Schumacher sono i piloti a cui sono più legato di tutti. Sia come rapporto professionale che come rapporto umano. Schumacher è stato con noi 11 anni. Siamo stati molto uniti. Lauda è il pilota con il quale abbiamo cominciato a vincere. Eravamo più o meno della stessa età. io ero un giovane sconosciuto direttore sportivo, dopo diventato manager, lui era un giovane sconosciuto pilota Quando venne da noi era alla BRM. Mi ricordo che ci incontrammo all’aeroporto di Linate e io gli chiesi ‘quanto vuoi per correre?’. E lui mi disse una cifra in scellini austriaci. Andai all’edicola a comprare il Sole24ore per vedere e dissi: ‘guarda questo è troppo, poi discuteremo’. Poi venne a Maranello a conoscere la Ferrari e dissi: ‘ma non venire con la tua macchina’: aveva una inopinata Ford Capri.

DPPI

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Montezemolo sicuramente di episodi da raccontare ne ha tantissimi, ma uno degno di nota è di certo la reazione di Niki Lauda dopo il suo terribile incidente dopo il quale ha rischiato di morire: “il medico dell’ospedale di Mannheim mi disse: ‘noi abbiamo fatto tutto il possibile. Il problema è se lui riesce a restare sveglio, a non mollare e a continuare a respirare’ perchè il problema non erano le bruciature, che erano un fatto molto grave, ma che lui non respirava. Niki era cosciente e capiva tutto: “io mi ricordo cosa mi dicevano i medici’. Ha sempre avuto carattere e decise di non mollare. Lo andai poi a trovare a casa sua in Austria, era magrissimo, con tutte le cicatrici. Dopo poco decise di correre a Monza. Mi ricordo come fosse oggi che lui si mise il passamontagna bianco e poi doveva infilarsi il casco. Nel mettersi il casco che sfregava un po’ si vedeva sotto il passamontagna il sangue delle croste che si aprivano. Lo racconto per descrivere la forza d’animo di un ragazzo che era stato tra la vita e la morte mesi prima, non anni. Se ce l’ha fatta è solo merito suo“.

LaPresse/ANGELO ORSI

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Impossibile non esprimere poi un pensiero su Michael Schumacher e sulle sue condizioni dopo il terribile incidente sugli sci: “non ho tante notizie recenti. So che lo penso tantissimo, porto quasi sempre un orologio che mi ha dato. Dietro c’è una sua dedica per me, incisa. Io gli voglio molto bene e siccome conosco la sua forza, io sogno sempre che torni presto ad essere di nuovo tra noi

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Io sento molto la mancanza della Ferrari, ma la sento tutti i giorni. Era un lavoro che mi piaceva, era un lavoro stressante, molto, però ti metteva vicino a persone straordinarie. Poi io da Ferrari avevo imparato due cose: non arrendersi mai ed essere ancora più ambiziosi quando si vince. Questo mi manca: la voglia della competizione, la voglia di vincere, di fare bene. Non solo nella parte sportiva, a me piaceva moltissimo tutto il lavoro legato al prodotto. Le discussioni con Pininfarina sul disegno delle auto… La voglia di fare qualcosa di nuovo. Le tecnologie e l’artigianato insieme. La conquista di nuovi merci. Questo era un tipo di lavoro che è nel mio Dna. Ne sento moltissimo la mancanza“, ha concluso Montezemolo.

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