Venerdi 20 Gennaio

Paolo Di Canio fa mea culpa: “sono cambiato, spero che mi venga data una possibilità”

LaPresse

Un tatuaggio con la scritta Dux e l’allontanamento da Sky: Paolo Di Canio adesso chiede un’altra opportunità

Piero Cruciatti / LaPresse

Piero Cruciatti / LaPresse

Non ho fatto nulla, almeno questa volta. A causa di qualcosa ormai lontano nel tempo ho perso un lavoro che facevo con entusiasmo“. Paolo Di Canio torna sulla vicenda che lo ha visto protagonista nei mesi scorsi quando, a causa del tatuaggio con la scritta “Dux“, ha dovuto lasciare il suo posto di conduttore tv a Sky. “Ci sono rimasto non male, peggio. Ho urlato. Mi sono sentito un appestato. Avrei voluto reagire d’istinto” ha detto in un’intervista al Corriere della Sera. “C’è tanta gente che ha ogni diritto a sentirsi ferita dall’esibizione, per quanto non voluta, di quei tatuaggi. E un’azienda importante come Sky ha diritto a non vedersi associata a una simbologia che non condivide. Ma non era stata una mia scelta. E ancora oggi ne pago le conseguenze. Non rinnego le mie idee. E la gente cambia. Io sono cambiato, non da ieri” ha detto ancora l’ex calciatore di Lazio, Milan e Juventus.

LaPresse\ Jonathan Moscrop

LaPresse\ Jonathan Moscrop

E sul saluto romano fatto sotto la Curva Nord il 6 gennaio 2005 nel derby contro la Roma ha detto: “è la cosa di cui mi più mi pento nella mia carriera. Non avrei mai dovuto farlo. Lo sport deve restare fuori da certe cose”. A Siena, Livorno, Torino lo ha rifatto: “per provocare. Per rabbia. Era scoppiato il casino. Mi tiravano sassi dagli spalti. Sputi, cori con insulti terrificanti ai miei genitori. Le ho detto che sono pentito, non che nella mia vita sono stato un santo”. Alla domanda “Lei è fascista?”, Di Canio risponde: “preferirei evitare le etichette. Ho sempre spiegato come la penso, non è un mistero. Ma se mi chiede delle leggi razziali, dell’antisemitismo, dell’appoggio al nazismo, quelle sono cose che mi fanno ribrezzo. Ho creduto in una destra sociale, ho seguito le varie svolte da Fiuggi in poi. Non ho mai preso una tessera. Sono 17 anni che non voto».

LaPresse\ Michele Ricci

LaPresse\ Michele Ricci

Di Canio spiega come è nato quel tatuaggio: “nel 2000, a Bologna. Giocavo in Inghilterra, ero convalescente da un infortunio. Per me Mussolini rappresentava un’idea di società con regole, vere, che tutti rispettano. L’amore e l’orgoglio patrio. Cose che vorrei per il mio Paese e non vedo neppure oggi”. Adesso “spero che mi venga data una possibilità. Far capire chi sono davvero, pregi e difetti, comunque ormai lontano da quelle foto con il braccio teso. Penso per primi ai reduci dai campi di concentramento che una volta ho incontrato in Campidoglio. E poi ai giovani che portano avanti le loro idee. Devono esserne fieri, purché rispettino quelle degli altri”. (ITALPRESS)