Martedi 6 Dicembre

Ciclismo: Valerio Capsoni ricorda il grande Marco Pantani con un racconto magico

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Valerio Capsoni ricorda le gesta maestose del ciclista più amato di sempre al Tour de France e al Giro d’Italia: Marco Pantani

Valerio Capsoni è uno scrittore e cicloamatore molto esperto e oggi sul proprio profilo Facebook ha voluto raccontare il ciclista più grande di sempre: Marco Pantani. In questo viaggio, Capsoni descrive l’impresa del Pirata al Galibier, al Tour de France del 1998 e quando al Giro d’Italia 2000 scattò sui pedali a Casse Deserte lasciando Stefano Garzelli ai piedi della salita.

Marco Pantani (19)Lo ricordo come se fosse ieri. Marco aveva vinto il Giro con l’attacco su Tonkov a Plan di Montecampione, riproposto nel 2014 insieme ad Oropa per commemorare i 10 anni della sua scomparsa. Quest’anno a Montecampione ha vinto un giovanissimo Fabio Aru, il sardo che l’anno scorso incontrai sull’Etna salire in allenamento a una velocità tripla rispetto alla mia”.

Marco Pantani (7)Al Tour Marco andò senza grandi ambizioni. Però giorno dopo giorno evidentemente nella sua testa sapeva di poter fare cose interessanti. Finché arriviamo al giorno del Galibier, dove in mezzo alla tempesta scatta in faccia ad Ullrich, che crolla fisicamente e psicologicamente. Arriverà alle Deux Alpes con 8 minuti di ritardo rispetto al Pirata, che quel giorno non buttò via la bandana a causa del freddo tremendo. Immagino che protezione potesse dargli. Addirittura si fiondò in discesa dal Galibier senza nemmeno mettere la mantellina, ma poi fu costretto a fermarsi. In discesa sotto la tempesta da 2600 metri senza neanche la mantellina. Spaventoso, non voglio neanche pensarci. Alle Granges du Galibier, nel punto dove Marco scattò, c’è oggi un monumento che lo ricorda. Una bicicletta. Andrò presto lassù anche io”.

Marco Pantani (5)Pantani salvò quell’edizione del Tour, quando i corridori si sedettero per terra dopo l’uscita della Festina dalla corsa, e non volevano più saperne di proseguire. I Francesi non hanno serbato riconoscenza negli anni successivi. Siamo al 1999. Madonna di Campiglio. Niente sarà più come prima.
Marco torna al Tour nel 2000, e si trova davanti l’americano. Arrivano appaiati in cima al Ventoux dopo uno scatto di Pantani, subito rintuzzato da Armstrong, che poi affermò di aver lasciato la vittoria al romagnolo. “Avrei voluto picchiarlo” rispose questi. A Courchevel l’ultima impresa di Marco al Tour. Stacca tutti, senza sé e senza ma. E’ sesto in classifica, nell’ultima tappa di montagna sulle Alpi tenta di far saltare il banco andando in fuga da lontano con altri due, ma poi va in crisi prima del Joux-Plane, e si ritira. Problemi intestinali, dirà in seguito. Qui termina la storia di Marco Pantani al Tour de France. I Francesi non lo inviteranno più.

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Due mesi prima di quell’edizione del Tour il Giro d’Italia passò sull’Izoard. C’era la lotta in classifica generale tra Garzelli, giovane compagno di squadra di Pantani alla Mercatone Uno, e Casagrande. Marco fa da gregario a Garzelli, e prima della Casse Deserte scatta. Vidi persone tra il pubblico ai bordi della strada rotolarsi per terra per la gioia. A me spuntarono le lacrime. Garzelli poi vincerà quel Giro superando Casagrande nella cronoscalata al Sestriere. Le stesse salite che oggi sto percorrendo. Mi giro, vedo Marco che mi raggiunge, mi sorride e mi supera, fiondandosi nella Casse Deserte. Sono entrato nella Casse Deserte. Che spettacolo sublime”.

marco pantaniSì, certo, ci sono la Foresta di Aremberg, la Redoute, l’Alpe d’Huez, i muri delle Fiandre, le pietre della Roubaix, i luoghi sacri del ciclismo. Ma la Casse Deserte è un’altra cosa. Qui non sei più sulla Terra. Guglie e pinnacoli ne fanno una cattedrale gotica con la forma di un teatro greco. La Notre Dame e la Westminster della bicicletta. Anche la strada sembra essere a sesto acuto, ma è solo un’illusione ottica. Ma qui non c’è la penombra di una chiesa. Qui c’è un tripudio di luce. E ogni dente di roccia che si erge immenso al di sopra degli enormi pendii detritici è un monumento. Marco è sempre lì, pochi metri davanti a me. Anche lui per un attimo si è fermato a contemplare questo tempio“.

Marco Pantani (3)“E si è fermato proprio davanti all’unico monumento opera dell’uomo. Su una sporgenza di roccia è stata apposta una lapide con un’erma bifronte. Da un lato Coppi che guarda verso Sud, verso la Casse Deserte. Dall’altro Bobet che guarda verso Nord, verso la cima del colle. Respiri, ti guardi intorno, e ti senti parte di tutto questo. Anche tu stai dando il tuo contributo alla storia del ciclismo, portando una bicicletta su queste montagne. Ripartiamo, la strada continua a inerpicarsi sul bordo delle pietraie, fino a giungere all’ultima serie di tornanti. Lassù vedo svettare la cima dell’obelisco dell’Izoard. Ultimo sforzo, e siamo in cima. Ho domato anche questo mostro sacro. 2360 metri. Ho percorso fino a questo punto 65 chilometri e 2500 metri di dislivello, in questa mia riproposizione della Cuneo – Pinerolo, dopo aver scalato l’Agnello e l’Izoard, e con davanti a me ancora Monginevro e Sestriere“.