Venerdi 2 Dicembre

Montolivo shok: “social? Quanti imbecilli! Germania? Festeggiai da ultrà il loro successo. A Ramos dico…”

LaPresse/Spada

Riccardo Montolivo torna a parlare dopo l’intervento al ginocchio, il capitano del Milan non risparmia nessuno: dal popolo dei social a Sergio Ramos

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Montolivo contro tutti – Un infortunio che fa male, ma forse a ferire maggiormente Riccardo Montolivo non è stata l’entrataccia di Sergio Ramos. “Palla non pericolosa, non c’era bisogno di entrare con quell’irruenza. Ha fatto il classico intervento per intimorire. Dolore pazzesco. Mentre facevo la risonanza, speravo che il professor Castellacci mi dicesse che non era niente. Macché: crociato rotto, collaterale lesionato”. Dopo la rottura del crociato rimediata con la maglia della Nazionale, Riccardo Montolivo torna a parlare nel corso di un’intervista a Repubblica. Parole forti quelle del capitano del Milan. “Fischiare uno che esce in barella è scandaloso, per chi ha un minimo di sensibilità. E i social, come disse Umberto Eco, hanno dato voce a legioni di imbecilli. Internet è un mondo senza regole: utile, ma da usare con raziocinio. La contraddizione dei social inizia dalla parola stessa. Hanno ben poco di sociale: sei chiuso nella tua stanza, davanti al pc”. Sassolino dalla scarpa, sì.

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Montolivo contro tutti –Con gli infortuni capisci chi ti sta vicino sempre e chi solo per convenienza. Mi godo la famiglia e mia figlia. Nel mio recinto restano in pochi. I compagni del Milan, a Verona, hanno sventolato la mia maglietta”, prosegue Montolivo. Che si prepara a vivere Italia-Germania: “ho tolto le stampelle. Guarderò, allo stadio o alla tivù, la partita Italia-Germania, che non è mai amichevole. Porto scarpette e parastinchi con le due bandiere. Mi sento anche tedesco (la madre è tedesca ndr), ma per cultura, anche calcistica, sono più italiano. Vidi lo 0-0 col rigore sbagliato da Zola a Euro ‘96, circondato da ragazzi tedeschi. In finale festeggiai quasi da ultrà la loro vittoria. E Italia-Germania la giocavo in spiaggia: due contro due, con mio fratello contro due amici. Vincevamo noi. Quei ragazzi li sento ancora, ma in Germania è rimasto solo zio Jochen, fa il giornalista sportivo a Friburgo e quest’estate mi ha intervistato”.