Venerdi 9 Dicembre

Ciclismo, le rivelazioni di Dekker: “il doping è ovunque ed è una cosa normale”

Thomas Dekker e il doping: l’ex ciclista racconta tanti retroscena del mondo a due ruote

Squalificato per due anni nel 2009 per una positività all’Epo e ritiratosi dal professionismo nel marzo del 2015, Thomas Dekker ha trascorso quattro stagioni alla Rabobank, dal 2005 al 2008. Nella sua autobiografia dal titolo “Thomas Dekker, la mia lotta“, l’olandese, ora 32enne, ha ricordato alcuni momenti della sua carriera, e non sempre quelli più brillanti.

In particolare, Dekker, vincitore in carriera di una Tirreno-Adriatico, un Giro di Romandia e di due campionati nazionali a cronometro, si è soffermato sul suo ultimo Tour de France corso con la Rabobank nel 2007. Dekker e Michael Boogerd, anch’egli reo-confesso di aver utilizzato sostanze illecite dal 1997 al 2007, condivisero la stessa stanza durante la corsa. “Ogni giorno prendiamo il cortisone – scrive Dekker, che in gruppo vestì anche le maglie di Silence e Garmin – Abbiamo un certificato medico. Grazie a ciò, siamo in grado di dare di più durante la gara“.

thomas dekker1La partenza della gara si svolge a Londra – aggiunge l’ex corridore olandese – Arriviamo una settimana in anticipo. Il Giovedì prima della partenza siamo controllati dall’Uci. Il mio ematocrito è 45, quello di Michael 50. E’ al limite: un altro punto ed è positivo. I medici della squadra gli hanno chiesto di fare ogni mattina un infuso di acqua, aiuta ad abbassare l’ematocrito di due o tre punti“. Dekker racconta come con Boogerd siano ricorsi, per combattere la noia in hotel, alla compagnia di prostitute ‘reclutate’ su internet: “siamo rimasti un po’ delusi, erano meno belle rispetto alle foto del sito“.

Quell’anno, Michael Rasmussen guida la classifica della Grande Boucle ma il danese è licenziato dalla sua squadra dopo la 16esima tappa per aver eluso i controlli anti-doping prima della partenza ed aver mentito sulla sua reperibilità, ‘incastrato’ in diretta tv dall’attuale ct dell’Italbici Davide Cassani. “Non abbiamo fatto domande a Rasmussen – scrive Dekker nel suo libro – Abbiamo rispetto per lui, era intelligente. Ha usato un sistema a proprio vantaggio e ha funzionato perchè indossa la maglia gialla. Il doping è ovunque. Nel nostro team, nelle altre squadre. Quando si vive in un mondo assurdo, si finisce per scoprire che è una cosa normale“.