Martedi 6 Dicembre

Pjanic si racconta: “la guerra, la Juventus, Totti: ecco perché ho lasciato la Roma”

LaPresse/Daniele Badolato

Pjanic, centrocampista della Juventus,  racconta la sua infanzia difficile e poi svela i veri motivi del suoi addio alla Roma

LaPresse/Daniele Badolato

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Juventus, a tutto Pjanic – Un calcio alla guerra e un presente che oggi può guardare con occhi meno tristi al passato. “Papà, che militava nella serie B jugoslava, voleva portarci via dalla guerra e trovò un contatto con una squadra lussemburghese. Giocare a calcio gli è servito per rinnovare di volta in volta il permesso di soggiorno, però le giornate le passava ad asfaltare le strade e quando la sera tornava casa usciva mamma, che andava a fare i turni in ospedale. È stata una vita dura ma anche fortunata: ho potuto crescere con un pallone tra i piedi e ho incontrato un bravo allenatore, Guy Hellers, che ha cercato di dare un minimo di professionalità a un calcio totalmente amatoriale come quello lussemburghese. A 13 anni mi ha notato il Metz, appena oltre confine, e lì è cominciata la mia storia”.

LaPresse/Marco Alpozzi

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Juventus, a tutto Pjanic – – A parlare a ‘ Repubblica’ è Miralem Pjanic, centrocampista bosniaco che in estate ha salutato la Roma per trasferirsi alla Juventus. I motivi li svela lui stesso: “era il momento di andare. Ho sempre creduto alle promesse del club, rinnovando il contratto. Continuavano a ripetermi che avrebbero costruito una squadra da Scudetto, ma purtroppo in cinque anni non abbiamo vinto niente. Ne ho 26, la carriera non dura in eterno, non potevo più aspettare. La Juventus mi voleva da anni. Ne ho parlato anche con Spalletti, con De Rossi. E con Totti. Francesco mi ha detto che gli dispiaceva ma mi capiva. Avrebbe preferito che rimanessi in giallorosso ma sapeva che dovevo fare la mia strada. Amerò sempre Roma e la Roma, ma era giusto andarsene. Solo una maglia non potrei mai mettere: quella della Lazio, perché ho giocato nella squadra buona di Roma. A Roma c’erano più tentazioni. Ma conosco le dinamiche romane e non essendo né scemo né pazzo ho sempre anteposto il mio lavoro a tutto. Poi non c’è niente di male a divertirsi una volta ogni tanto o a uscire a cena, no?”.