Domenica 4 Dicembre

Le tre ‘regole’ del calciatore e i tatuaggi di Maradona

LaPresse/PA

Il tatuaggio (e non solo) come simbolo dei calciatori tutti uguali: come sono lontano i tempi dei tatto di Diego Armando Maradona

LaPresse/Reuters

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Maradona i tatuaggi e i calciatori – Giocatori di calcio tatuati ce ne sono ormai di tutte le salse e di ogni variopinto colore. Il calciatore fa rima prima con velina e poi con tatuaggio, perché deve essere personaggio. La terza cosa che non può mai mancare ad un vero calciatore che si rispetti è una supercar di almeno 4.000 di cilindrata. Una volta che giochi a calcio, hai tatuaggi, ti accompagni a una velina e viaggi in supercar, sei arrivato. Dove? Nel parcheggio dell’omologazione. Nella riserva dei “tutti uguali”. Nel magazzino degli stereotipi. Nella vita, non bastano i tatuaggi sulla pelle per riuscire a dire qualcosa di sé. Bisogna sapere prima cosa si vuol dire. Prima che l’inchiostro vada sottopelle per sempre. Maradona, per esempio, sapeva benissimo cosa voleva dire con i suoi tattoos: Che Guevara, Fidel Castro. Non c’è bisogno d’altro inchiostro. Unendo Maradona, Che Guevara e Fidel Castro il quadro che ne esce è chiaro, limpido, rivoluzionario. Basta e avanza, per questi tempi omologati.