Mercoledi 7 Dicembre

Caso Meldonium: la star del terzo millennio che ha condannato ingiustamente Maria Sharapova

Il caso Meldonium: il farmaco divenuto star nell’ultimo anno perché usato dalla tennista Sharapova. Ecco la sua storia

LaPresse/Reuters

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Dopo la sentenza che ha ridotto la squalifica a Maria Sharapova permettendole quindi di scendere in campo dal 26 aprile 2017, ci si interroga sulla sostanza Meldonium. È una sostanza dopante? Aiuta ad avere maggiori prestazioni fisiche? Andiamo con ordine. La sostanza è diventata famosa il 10 gennaio 2016, e sino ad allora nessun addetto ai lavori (si presume) la conosceva. Il Meldonium veniva usato già negli anni 80, quando i soldati russi lo usavano come stimolante, e veniva acquistata comodamente a basso costo in qualunque farmacia sovietica. Quindi già il Meldonium era in commercio, ma soltanto nel 2015 la WADA ha incominciato a cercare di capire quali possono essere gli effetti sugli atleti e quali aumenti di prestazione può determinare. A giugno 2015 a Baku la British Journal of Sport Medicine ha realizzato un dossier dimostrando che 66 atleti dei 726 partecipanti usavano il Meldonium (uso eccessivo e inappropriato).

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La WADA dopo aver letto il dossier, ha deciso che dal 1° gennaio 2016 il Meldonium è diventata una sostanza vietata perché altera il metabolismo, abbassando i valori di emoglobina e migliorando la fluidità del sangue e di conseguenza agisce come coprente dell’Epo. Ma perché si è dovuto aspettare ben 14 anni (la WADA è nata il 10 novembre 1999) per capire che il Meldonium è una sostanza dopante? Semplice: perché è stato usato da atleti dell’Est Europeo: gli ucraini Olga Abramova e Artem Tyshchenko (biathlon), il russo Eduard Vorganov (ciclismo). Ma questi sono “atleti di fama poco internazionale”. Nel calderone a gennaio 2016 è entrata Maria Sharapova, e di conseguenza il Meldonium diventa star. Tutti parlano della sostanza (usata ben 35 anni prima del divieto della WADA, anche se dal 1999 a 2015 non è mai stata messa al bando) e di chi la usa: si è scoperto che il farmaco è usato principalmente dalla Russia (ma è dagli anni 80 che il paese sovietico vende e usa tale sostanza).

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Ad oggi 170 atleti sono stati pescati ad usare la sostanza, ma solo una ha pagato con la squalifica: Maria Sharapova. Il pallavolista russo Alexander Markin è stato beccato con 300 nanogrammi durante il torneo di qualificazione alle Olimpiadi 2016; la nuotatrice russa Julia Efimova due volte medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016; il pugile Alexander Povetkin, non sono stati squalificati.
Perché quindi la squalifica è stata afflitta solo alla tennista russa? Questa è la vera questione, e la sentenza della WADA ha creato una zona d’ombra nel sistema antidoping. Ieri il TAS ha dato ragione (seppur in parte) alla Sharapova, che però ha perso un anno di tennis giocato, e fino al 25 aprile non potrà calcare i campi di gioco.

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Altro lato oscuro della WADA: i tempi di metabolizzazione e smaltimento del Meldonium sono sconosciuti e quindi la tennista russa potrebbe aver assunto la sostanza prima del divieto. Maria Sharapova ha subito ammesso di usare il Meldonium dal 2006 per tenere sotto controllo il diabete (quindi ben 9 anni prima che diventasse doping). Ma: gli unici dati scientifici sul Meldonium provengono da studi sperimentali sui ratti, ma non c’è alcun lavoro sui pazienti che ne dimostri l’efficacia. Infatti, né la Food and drug administration (Fda) né l’European medicines agency hanno dato la loro approvazione a questo farmaco“, ha dichiarato il professore ordinario di Neurologia all’Università di Genova, Carlo Gandolgo come riportato su Repubblica.

LaPresse/PA

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A difendere Maria Sharapova ci hanno pensato prima il ministro dello sport Vitaly Mutko,”sono contento per Maria, sebbene io pensi che avrebbero dovuto assolverla completamente per una sostanza come il Meldonium“, come riportato da La Gazzetta dello Sport e Andy Murray: “la Wada ha commesso errori su quel farmaco, quindi capisco la riduzione della squalifica, molti altri atleti sono stati considerati puliti perché non si sa quanto a lungo rimanga nel loro corpo” come riportato sempre dal giornale sportivo.

Ma rimane sempre il quesito: perché la WADA ha squalificato Maria Sharapova?