Sabato 10 Dicembre

US Open – Il nervosismo condanna ancora Andy Murray: cronaca dell’ennesimo psicodramma

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Ancora una volta Andy Murray ha perso la testa, vittima del nervosismo e della rabbia, dicendo addio alla semifinale US Open

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Periodo d’oro per Andy Murray: vittoria agli Internazionali di Roma e a Wimbledon, oro a Rio2016, finale persa al Roland Garros e a Cincinnati, gran momento di forma, niente infortuni e tanti punti ripresi a Djokovic in classifica. Se a tutto ciò si aggiunge il momento difficile di Nadal e Federer, ma anche dello stesso Djokovic un po’ meno cyborg e più umano, resta solo un problema per Murray: la testa. Difetto che lo ha fin troppo spesso limitato durante la sua carriera, quel caratteraccio che lo fa litigare con il giudice di sedia o l’allenatore (chiedere all’ex coach Mauresmo), la poca propensione a mantenere i nervi saldi, le parolacce, gli insulti, quel parlare da solo in preda alla rabbia che lo fa sembrare folle.

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Sembra impazzire Murray quando le cose vanno storte, come durante la semifinale US Open di ieri contro Nishikori quando nel quarto set, su palla break per lo scozzese, il giudice di sedia ha deciso di far ripetere il punto per via di un rumore che “ha distratto i giocatori”. Al via la solita girandola di isteria e polemiche che ha permesso a Nishikori prima di chiudere il set per 6-1 e poi di vincere il match al quinto. A Murray non è rimasta che ancora più rabbia in corpo, uscendo dal campo con un polemico “grazie mille” nei confronti del giudice di sedia.

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Atteggiamento che lo fa essere il ‘bad boy’, o la pecora nera (che dir si voglia…) dei Fab 4, insieme ad un tranquillo Nadal, un glaciale Djokovic e la classe in persona, Roger Federer. Ancora una volta su un campo da tennis, casualmente con Andy Murray in azione, si è consumato l’ennesimo ‘psicodramma sprotivo’, quello di una testa che forse per questo motivo, non indosserà mai la corona ATP.