Venerdi 9 Dicembre

MotoGp, Marquez svela: “Rossi il Maradona delle due ruote. Io in Ducati? Ci ho pensato ma…”

LaPresse/EXPA

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Marquez ha svelato affascinanti retroscena del rapporto con Rossi e Lorenzo e sulla trattativa per il passaggio in Ducati

Otto anni fa il primo podio a Donington alla sesta gara in 125, oggi Silverstone con la possibilità di allungare in testa alla classifica Mondiale e mettersi in tasca un altro titolo che renderebbe speciale una carriera già pazzesca.

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Marc Marquez non è cambiato poi così tanto da quel giovane pilota che stupì l’Inghilterra, a sottolinearlo è proprio il diretto interessato ai microfoni della Gazzetta dello Sport: “è rimasto ancora un po’ di quello spirito, “tutto o niente”. Ogni domenica era una finale, se vinci la gara, vinci il campionato. Nel 2015 ho imparato che non è cosi, ma quello spirito resiste. E’ complicato passare da cacciatore a preda, ma onestamente quando sei in una situazione difficile è… più facile. Se sai che puoi vincere il campionato, ma quel che hai a disposizione non basta, devi imparare a gestire. Solo quando ti senti davvero forte sulla moto puoi correre “tutto o niente”. Trovarmi in testa a questo punto del campionato non me lo sarei aspettato. 

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Sapevo che fino a Montmelò sarebbe stato difficile, speravo di arrivare in Germania ancora in lotta per il campionato. Un anno fa al Sachsenring ero già troppo lontano da Valentino e Lorenzo, l’obiettivo era arrivare in Germania a 25, 30 punti, un distacco recuperabile. Il merito? Mio e del team perché abbiamo lavorato bene, ma so anche che quest’anno non sono ogni domenica il più forte e gli errori degli altri, le cadute di Valentino e di Lorenzo, le loro sfortune, ma anche le mie fortune, hanno aiutato“. Jorge Lorenzo trascorre parte del suo tempo a trovare soprannomi per il connazionale, Marquez ne ha uno preferito: “formica, perché piano piano stiamo lavorando molto bene. Anche il mio allenatore dice che sono come un gatto, forte fisicamente, sì, ma anche molto agile.

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È il mio stile, lo puoi modificare un po’, ma il cuore è uno e il modo di correre resterà questo. Spero tra 3-4 anni di calmarmi un po’, correre sempre così è difficile, ma per fare la differenza, devi andare al limite. Se fossi un calciatore, mi piacerebbe essere Messi, il migliore, ma siamo ancora lontani da lui. O Neymar, per quel che crea, sempre a inventarsi qualcosa. Rossi? Lui è il Maradona delle moto, ha vinto tantissimo e fatto cose nuove, insegnando tanto ai giovani che arrivano, anche a me. Lorenzo è difficile da etichettare. Forse si avvicina a Cristiano Ronaldo, potente, convinto di quel che fa, ha il suo stile“. Il discorso poi scivola sul presente, in particolare sulla gara di Silverstone: “sull’asciutto ora temo più Jorge, ma Vale va forte sul bagnato, è più completo. Dipende molto dal meteo. Rossi non mi aspettavo che in qualifica andasse così forte, ma lui ci sorprende sempre. La stretta di mano di Barcellona? Una cosa buona per il motociclismo e pure per noi due.

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Non mi piaceva quella tensione, ti guardo o non ti guardo, ti parlo o no, uff… adesso almeno è una relazione professionale“. Testa proiettata al futuro, ma anche un accenno al passato: “ho valutato l’offerta della Ducati, ma il cuore diceva che la mia moto era la Honda. Io sono sempre stato onesto con la Ducati, volevo rimanere qui“.