Martedi 6 Dicembre

Milan, a tutto Niang: “la preghiera, la Premier, ‘papà’ Galliani. Così ho detto basta alla bravate…”

LaPresse/Spada

Sempre più al centro del Milan, Niang racconta il suo passato e mette da parte le bravate: “adesso ho deciso di dire basta”

LaPresse/Gerardo Cafaro

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Milan, a tutto Niang – Un passato burrascoso, in cui a finire in copertina erano principalmente le vicende extracalcistiche. “Ne ho commessi di errori – racconta M’Baye Niang nel corso di un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport – non passava mese senza che ne facessi una. Ma la peggiore è stata l’incidente in macchina, a febbraio: quella che mi ha fatto dire basta. Il tuffo in piscina dal balcone? Ma lì per lì quella per me non era una mattata: l’ho capito dopo. Una inedita? Non esiste e sa perché? C’è chi ne fa un sacco e non se ne sa mai nulla, invece le mie si sanno tutte: o sono sfigato, o le nascondo male. Anzi, invece di nasconderle pubblico un video… Ma “basta così” l’ho promesso a me stesso. E se l’ho fatto è perché so di poter mantenere”.

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Milan, a tutto Niang – Un presente che per Niang potrebbe condurre ad un futuro da protagonista assoluto: “Dumas, il mio allenatore al Caen, mi ha insegnato a non avere paura in campo; Allegri mi ha spiegato l’importanza della tattica; Gasperini mi ha rilanciato; Mihajlovic mi voleva già al Torino, lui è simile a Montella. Ecco, con il mister ho un feeling a pelle perché mi ha fatto sentire che mi vuole, dal primo giorno. Mi ha messo al centro del suo progetto: mi parla se ho bisogno o se sbaglio, si interessa a me. Prova affetto per me, vorrei dire. Ci siamo detti cosa ci aspettavamo l’uno dall’altro e continuiamo a farlo. E non è vero che il suo calcio è cambiato rispetto a Firenze: ha solo adattato il suo possesso palla ai giocatori che ha”.

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Milan, a tutto Niang – Niang racconta poi il suo rapporto con la fede e di quel palo con il Barcellona di qualche anno fa: “certo che mi ricordo chi aveva deciso che fosse palo: Dio. Se Barcellona-Milan si rigioca domani, magari stavolta sceglie che il mio tiro dopo aver picchiato lì vada dentro. E magari tre anni e mezzo fa aveva deciso di no per il mio bene: forse mi sarei montato la testa. Lo prego tutti i giorni: cinque volte per 2-3’, non di più. Un desiderio più che un dovere, altrimenti eviterei: i miei genitori non mi hanno mai minacciato con un bastone per costringermi a farlo. Prima di una partita non chiedo di vincere, altrimenti dovrei far pregare venti persone: chiedo di non farmi male. Senza salute non c’è lavoro, se hai la salute e il lavoro non ti serve altro”.

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Milan, a tutto Niang – Chi lo ha voluto al Milan è stato Adriano Galliani, che Niang definisce: “come un padre. Ricordo a memoria le sue prime parole: “Sono venuto a Caen per tornare a Milano con te e stasera torniamo insieme”. Con un volo privato: per forza non ci ho dormito la notte. Galliani è come Florentino Perez, chi non lo conosce? Beh, era lì per me e io avevo la valigia già pronta. Poi è arrivato il tempo dei tanti amici. “Che bello”, dicevo, ma volevano il mio male: sapevano che era dietro l’angolo e mica mi dicevano “M’Baye, questo no”. Galliani sì, senza urlare: “M’Baye, nel Milan non hai il diritto di sbagliare. Sei giovane, ma non puoi fare le cose che fanno quelli della tua età”. Un Milan senza Galliani? Faccio fatica ad immaginarlo: nel caso, mi mancherà molto”.

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Milan, a tutto Niang – Niang svela di essere stato ad un passo dal Leicester lo scorso gennaio: la Premier poteva essere e un giorno spero sarà: giocare lì è un mio sogno, il calcio giusto per il mio stile di gioco. Poteva essere due volte: la prima quando scelsi il Milan, anche se il Caen aveva già accettato le offerte di Arsenal e Everton. La seconda a gennaio, due-tre giorni prima del derby. Mi chiama il mio procuratore: “Il Leicester ha fatto un’offerta al Milan”. “E loro?”. “Per loro non ti muovi”. Anche per Mihajlovic: “Stai qui e fai pure gol nel derby”. Rimasi, e senza rimpianti. Anche dopo il titolo del Leicester, tanto il rischio era di fare la riserva di Vardy: lì sono pieni di soldi, ti pagano 20 milioni e poi magari non ti fanno giocare