Martedi 6 Dicembre

L’ombra di Federer e un credo scritto sull’avambraccio: Stan Wawrinka, l’underdog diventato ‘The Man’ [FOTO]

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“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better” – “Ho provato, ho fallito. Non importa. Riproverò. Fallirò meglio”

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Una notte e forse mai più” cantavano gli Eiffel 65 in una famosa canzone di qualche anno fa. Una notte da ricordare quella di ieri per Stan Wawrinka, al quale però quel ‘mai più’ finale sta davvero stretto. Se riesci a battere Novak Djokovic in finale US Open dopo quasi 4 ore di match, non può essere un caso: c’è un qualcosa in più, un talento, quel fuoco sacro che senti dentro e che differenzia un ottimo giocatore da un campione. Forse fino a ieri sera neanche Stan ne era convinto fino in fondo.

tattoo wawrinkaD’altronde la sua storia rispecchia perfettamente il termine underdog, l’outsider, quello meno favorito. Termine che per certi versi è anche ingiusto nei confronti di un ragazzo con dei colpi davvero importanti, ma che ha avuto la sfortuna di nascere nell’era dei Fab 4. La filosofia di Stan è tatuta sul suo avambraccio sinistro: “ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better”, frase dello scrittore irlandese Samuel Beckett che si potrebbe tradurre in “ho provato. Ho fallito. Non importa. Riproverò. Fallirò meglio”.

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Lo stesso Stan Wawrinka ha spiegato in questo modo il significato del tattoo: “è la mia visione della vita e del tennis. Nel tennis, se non sei Roger o Rafa o Andy o Nole non vinci tanti tornei, perdi sempre. Ma hai bisogno di prendere gli aspetti positivi delle sconfitte, e tornare al lavoro e continuare a giocare. Perché se una sconfitta ti ammazza, è difficile giocare a tennis. È semplice”.

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È difficile giocare a tennis, è difficile vincere se non sei Roger (Federer), è difficile giocare a tennis, vincere ed emergere se hai la sfortuna di nascere in un paese che non ha una grandissima tradizione nel tennis come la Svizzera, ma è svizzero il miglior giocatore di sempre. Ma non fa parte del dna di Stan abbattersi, per emergere serve farsi le ossa: e quindi poco importa se dal 2006 al 2014 le prime vittorie arrivano a Umago, Casablanca, Chennay (2 volte), Estoril, posti nei quali il tennis non gode propriamente di un grande prestigio.

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In questi anni Stan Wawrinka dedica tutto se stesso al tennis, per migliorare, per diventare qualcuno: arriva anche la separazione dalla moglie Ilham Vuilloud, dalla quale ha avuto la piccola Alexia, messe entrambe in secondo piano per dar spazio al tennis. Il 2014 è l’anno della svolta: Nadal si inginocchia a Stan in finale degli Australian Open, lo svizzero si aggiudica il primo grande trofeo, fatta eccezione per l’oro nel doppio Olimpico di Pechino sempre all’ombra di King Roger.

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Dopo Nadal è il turno di Djokovic, sua bestia nera: Wawrinka spezza una streak negativa di 14 sconfitte di fila, che durava dal 2007, superando il serbo nella finale del Roland Garros. Ieri l’ultima impresa di Stan che da underdog si è guadagnato il soprannome di ‘The Man’: ancora una volta Djokovic, ancora una volta sconfitto in finale. Sono 3 adesso gli Slam in bacheca per Wawrinka, 3 come il posto che occupa nel ranking, superato anche Roger Federer, l’eterno termine di paragone.

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Il giovane Stan è adesso un uomo, l’Uomo, ‘The Man’ appunto, e lo stesso Djokovic ha aperto ad una sua introduzione nei Fab-4 (5 per l’eccezione). Nel tennis, se non sei Roger (Federer) o Rafa (Nadal) o Andy (Murray) o Nole (Djokovic) non vinci tanti tornei, perdi sempre: ma da ieri se ti chiami Stan (Wawrinka) qualche soddisfazioni te la togli.