Sabato 3 Dicembre

Israele e la mancata videosorveglianza

LaPresse/Fabio Ferrari

Nonostante Israele continui a lottare contro improvvisi episodi di violenza, com’è possibile che gli stadi non abbiano un sistema di video-sorveglianza?

Non vogliamo e non ci interessa entrare nel merito del saluto romano esibito da alcuni tifosi prima della partita dell’Italia in Israele. Non vogliamo e non ci interessa entrare nel merito di una discussione politica che vede un popolo e un paese lottare da sempre con tutti. Non vogliamo e non ci interessa fare dietrologia o intavolare discorsi seri che il più delle volte risultano inopportuni.

Ci limitiamo a dire che, in Israele, la soglia di tensione è sempre massima, e che in questi periodi di “terrorismo religioso”, è chiaro e lampante che una terra come quella possa essere o divenire bersaglio per atti devastanti. Ora: come è possibile che in uno stadio nuovo come quello di Haifa, in un paese abituato a lottare contro episodi improvvisi di violenza, non si riescano a individuare in pochi minuti i responsabili di un qualsiasi gesto violento? Come è possibile che il sistema di sorveglianza di uno stadio israeliano non sia dotato dei più sofisticati e raffinati aiuti tecnologici?

Come è possibile che in un momento storico come questo, e in un paese come Israele, non sia presente, all’interno di uno stadio, un valido-efficace-veloce sistema di videosorveglianza? Dobbiamo aspettare che succeda una tragedia per accorgerci delle mancanze? E chi organizza questi incontri non ha la responsabilità di verificare che le misure di sicurezza siano all’altezza del livello di allerta in atto in questo momento nel mondo?
Sbagliamo?