Sabato 3 Dicembre

Ambizione e talento: Agnieska Radwanska, la ‘professoressa’ del Tennis dalla fredda Polonia

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“Mi chiamavano ‘la professoressa’, e questo è il complimento più prestigioso perché voglio fare colpi che spingano le persone a chiedersi ‘com’è riuscita a farlo?'”

LaPresse/Xinhua

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Agnieszka Radwanska, star del tennis di fama mondiale, attuale numero 4 del ranking WTA ha rivelato diversi dettagli sul suo passato in un’interessante intervista al ‘The Players Tribune’. La Radwanska ha speigato come fosse difficile far coincidere l’ambizione di diventare una tennista con la Polonia: “essere un tennista di alto livello non era il sogno di molti bambini polacchi. Ad essere onesta, la Polonia e il tennis non vanno di pari passo. Non abbiamo una storia importante nel nostro sport né giocatori a cui possiamo ispirarci, quindi i bambini non sono elettrizzati dall’idea di giocare a tennis. Ma mio padre ha praticato questo sport da piccolo ed è stato allenatore, e voleva che anche le figlie facessero sport. E da quando ho compito cinque anni, ho avuto una racchetta tra le mani con mio padre come allenatore”.

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Non solo la tradizione, ma anche le condizioni ambientali della Polonia non favorivano lo sviluppo del tennis: “ovviamente allenarsi in Polonia è di gran lunga diverso rispetto a chi impara a giocare in Florida. In inverno in Polonia giochi a tennis coi guanti, tenendo sciarpa e cappello nel borsone. Mia sorella e io ci svegliavamo presto prima di andare a scuola, prima che il sole sorgesse, in modo da poterci allenare un paio d’ore. Ed è qui che servivano i guanti, e anche nelle strutture al coperto non è che ci fossero chissà quanti gradi in più. Era dura per me svegliarsi di mattina presto al contrario di mia sorella Urszula, sempre pronta con borsone e completino. Una volta uscite da scuola, ci dirigevamo nella macchina di nostro padre dove finivamo i compiti mentre mangiavamo. Molte volte da bambina dovevo dire di no alle mie amiche che mi chiedevano di uscire. È stata dura. Non ero presente ai compleanni e le mie amiche non capivano davvero il perché di tutto questo, e nemmeno io lo capivo. Come detto, non c’erano molte star del tennis in Polonia quindi era difficile capire dove ci avrebbe portato tutto il duro lavoro.

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Agnieszka ha poi raccontato come abbia perfezionato negli anni il suo stile di gioco, fino a spiccare nel panorama giovanile e a sorprendere il pubblico: “mio padre vedeva in noi del talento e voleva che anche noi lo capissimo. Ogni fine settimana guardavamo con mio padre e mia sorella le partite di Martina Hingis, Steffi Graf, Andre Agassi e Pete Sampras. Li vedevo alzare trofei di Wimbledon, US Open o Roland Garros di fronte a stadi pieni e pensavo che volevo esserci io in quella TV un giorno. Io non credevo realmente di poter finire su quel campo un giorno soprattutto perché di solito ero la più magra giocatrice nei tornei juniores.

LaPresse/Reuters

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Dovevo trovare un modo diverso per arrivare al top. E non era di certo il mio servizio la chiave. Non sono mai stata una giocatrice potente e quindi non era il servizio l’arma per vincere i game, i punti o i match. Puoi allenarti quanto vuoi, puoi servire a 200km/h così come non puoi. E io non potevo. Da lì ho capito di dover giocare senza potenza e fare una selezione di colpi, di avere un gioco tattico rimandando dall’altra parte della rete una palla profonda. Nei primi anni nel circuito WTA mi chiamavano ‘Ninja’ o ‘la professoressa’, e questo è il complimento più prestigioso perché voglio fare colpi che spingano le persone a chiedersi ‘Com’è riuscita a farlo?’ La maggior parte delle volte onestamente non riesco a rispondere a questa domanda. A volte guardo il replay e mi chiedo la stessa cosa“.

Agnieszka Radwanska copertinaIn Polonia la popolarità del tennis fra i ragazzi è aumentata anche grazie alla Radwanska: “quando torno in Polonia vedo molti più ragazzi allenarsi. Sono contenta di essere una fonte d’ispirazione che magari può servire per inseguire il sogno di giocare Wimbledon, gli US Open e altri tornei intorno all mondo. Spero che ora ci siano ragazzini del mio Paese che possano sognare di diventare una star tennistica“.