Mercoledi 7 Dicembre

USA, è ancora polemica razziale: la protesta shock della stella NFL Kaepernick [FOTO]

La Presse

Colin Kaepernick si è rifiutato di alzarsi in piedi durante l’inno USA, per protestare contro l’oppressione degli afroamericani

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Si riapre in America la polemica del rapporto conflittuale fra polizia e afroamericani. Questa volta a riaccendere il focolare del dissenso è stato un giocatore NFL. Colin Kaepernick, quarteback dei San Francisco 49ers, si è rifiutato di alzarsi in piedi durante l’inno americano, in segno di protesta contro le oppressioni verso la sua gente. Il gesto era inizialmente passato inosservato ma dopo la partita, un giornalista si è accorto della vicenda, anche grazie ad una foto postata sui social da un fan. Kaepernick ha dichiarato nel post partita: “mi rifiuto di alzarmi e mostrare orgoglio per la bandiera di un Paese che opprime la gente di colore e le minoranze. Per me questa presa di posizione è ben più importante del football e sarei un egoista se mi girassi dall’altra parte. Ci sono corpi per le strade e gente che va in vacanza pagata e non paga le conseguenze per aver assassinato qualcuno”. Chiaro riferimento agli scontri degli scorsi giorni fra polizia e cittadini afroamericani.

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La polemica è divampata in pochi minuti. Il giocatore è stato accusato di non aver rispettato la bandiera, simbolo di libertà individuale oltre che di opinione di esprimere il proprio pensiero, quella stessa bandiera per cui i suoi avi si sono battuti, per la conquista proprio di quei diritti che lui stesso esercita nel poter protestare contro l’oppressione. Kaepernick non si è fatto problemi a confermare la sua opinone, qualsiasi cosa gli riserverà il suo futuro professionale: “non è una cosa che ho fatto chiedendo il parere di altri, non sto cercando approvazioni. Voglio solo dar voce agli oppressi. Se mi toglieranno il football o le sponsorizzazioni, resterò convinto d’aver fatto la cosa giusta”.

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Come riportato da “Gazzetta dello Sport“, i 49ers si sono limitati a un comunicato ufficiale nel quale dicono che: “l’inno resta e resterà sempre un momento importante del prepartita. È un’opportunità di mostrare rispetto e gratitudine per chi ha dato la vita per questa nazione e per le libertà che ci sono concesse. Allo stesso tempo riconosciamo la libertà individuale di partecipare o meno a questa cerimonia”. Meno tenero qualche collega: “La bandiera è la bandiera – ha detto Victor Cruz, ricevitore ispanico dei New York Giants – Indipendentemente da quello che pensi, le devi portare rispetto”.

Quello di Kaepernick però, non è l’unico caso di un giocatore che si è rifiutato di alzarsi durante l’inno. Il precedente più famoso è quello di Mahmoud Abdul Rauf (in origine Chris Jackson prima di abbracciare la fede musulmana, visto anche a Roseto), che durante la sua permanenza ai Denver Nuggets, nel 1996, protestò contro “un simbolo della tirannia”. Carlos Delgado invece, prima base dei Toronto Blue Jays, nel 2004 si rifiutò di alzarsi durante l’esecuzione di “God Bless America”, suonato la domenica durante il break del 7° inning nelle partite di baseball (tradizione iniziata dopo l’11 settembre), pre protestare contro l’invasione dell’Iraq.