Martedi 6 Dicembre

Rio 2016 – Michael Phelps carica: “ho cambiato questo sport, non sono tornato per perdere”

REUTERS/Jorge Silva

Intervistato alla Gazzetta dello Sport, Michael Phelps ha svelato i suoi obiettivi in vista dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro

Lui i record è abituato a infrangerli, lui i primati è abituato a masticarli, lui è abituato a sentirsi Michael Phelps. Il nuotatore americano è pronto a vivere al massimo i Giochi di Rio 2016, un appuntamento a cui lo Squalo di Baltimora si è qualificato grazie a mille sacrifici e ad innumerevoli ore di allenamento che gli hanno consegnato il pass olimpico nei 100 e 200 farfalla, e nei 200 misti.

LaPresse/Reuters

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Quand’ero a Sydney – commenta Phelps ai microfoni della Gazzetta dello Sportricordo di essermi seduto accanto a Bob (l’allenatore Bowman, ndr) e di avergli detto: “Voglio cambiare la storia di questo sport”. Un po’ come fece Michael Jordan nel basket: sì, ho fatto tanto ma non tutto. Anche perché in questi giorni mi sembra di essere tornato ragazzino, in mezzo a tanti rookie”. Gli impegni per Phelps saranno molti, gli avversari tosti e le difficoltà tante, ma una gara che non vorrebbe perdere, l’americano ce l’ha: “i 100 farfalla, la specialità della casa, una delle gare che ho perso pochissime volte. La differenza la farà la determinazione. A Rio voglio cercare il podio in ogni gara, andare il più veloce possibile perché stavolta saranno davvero le mie ultime gara in carriera, e non posso concludere la carriera da sconfitto anche se ci sono avversari più giovani di me. 

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A volte mi sembra di essere un pesce, nuotare è la cosa migliore che ho saputo fare nella vita, ora c’è pure la paternità“. Quattro anni fa Phelps si ritirava dopo il 18° oro olimpico in carriera, adesso però eccolo di nuovo in vasca per stupire: “è vero, avevo detto che non avrei nuotato oltre i 30 anni senza per questo mancare di rispetto agli over 30. Ora lo faccio solo per me, per il gusto della sfida e magari per confrontarmi ancora con i miei avversari più duri, Lochte, Le Clos, Cseh, Hagino. Sono tutti a loro modo pericolosi, ma io non sono tornato per perdere, per chiedermi “e se perdo”? Semplicemente mi sono innamorato di nuovo del nuoto e questo viaggio a Rio è solo qualcosa di sorprendente. Se non mi fossi ritirato chissà se sarei qui adesso”.