Venerdi 9 Dicembre

Doping, Donati non ci sta: “non ho condiviso la soluzione della Nado Coni”

LaPresse/Fabio Cimaglia

Il parere di Sandro Donati, allenatore di Alex Schwazer, torna sull’argomento doping e sulle ultime decisioni di Wada, Nado e Iaaf

Non ho condiviso la soluzione della Nado Coni, pur ammettendo il miglioramento rispetto la precedente gestione, perche’ l’agenzia rimane un organismo legato al Coni che non ha un’autonomia reale. Insomma, sono tutti bravi a schierarsi contro il caso del singolo atleta ma quando si vuole toccare le responsabilità delle federazioni nazionali?“. Queste le dichiarazioni di Alessandro Donati nel corso dell’audizione delle Commissioni riunite Cultura e Affari sociali, presso l’Aula della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, nell’ambito della discussione della risoluzione sull’istituzione di un’Agenzia nazionale antidoping.

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Il problema per combattere il doping e dare a esso colpi decisivi non è rincorrere i casi del singolo atleta, perchè si colpisce soltanto una piccola componente, ma colpire gli ambienti circostanti agli atleti dunque le federazioni nazionali e internazionali – continua Donati – Si prenda a esempio il caso della Russia o della Iaaf, quali sono gli strumenti che la Wada mette a disposizione? Quasi nulli, perchè il codice messo a punto non prevede ipotesi di corruzione istituzionali“.

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Il professore antidoping sottolinea le difficoltà in cui si trova a operare un’agenzia nazionale in riferimento al caso del suo assistito, il marciatore altoatesino Alex Schwazer: “un’agenzia nazionale si trova a operare con molte problematiche, e il caso Schwazer è l’esempio lampante in quanto la giustizia nazionale ha sottolineato la sua incompetenza per cui ci siamo rivolti al Tas di Losanna che a sua volta ha detto che erano gli organi nazionali a essere competenti fino al capolavoro della Iaaf che ha fatto slittare l’udienza a Rio“. Infine il professor Donati ribadisce le criticità messe in luce già in passato sul ruolo della Wada nella lotta al doping: “già a ottobre esprimevo la mia preoccupazione per il fatto che la Wada fosse stata fagocitata dal sistema sportivo e indebolita per l’assenza della politica. Tanto che tutte le problematiche relative a corruzioni sportive sono tenute fuori dalla giustizia sportiva ma attengono alle indagini giudiziarie“.