Venerdi 9 Dicembre

Serena: molto meglio di Obama

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I risultati danno ampiamente la vittoria a Serena Williams. Obama esce sconfitto, su tutti i fronti

I politici parlano tanto. Sempre. Troppo. I cittadini fanno i fatti. Da sempre. Con le loro azioni quotidiane. Perché ogni singolo nostro gesto “è politica”. Molto di più delle infinite parole dei politici, che si perdono nel vento un attimo dopo essere uscite dalla loro bocca.

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Nel 2015, negli Stati Uniti di Barak Obama, primo presidente di colore americano, sono stati uccisi più neri dalla polizia di quanti ne fossero stati linciati nel lontanissimo 1892, anno in cui la segregazione razziale diede il peggio di sé. Good Job, mister President. Serena Williams, di lavoro, fa la tennista. È pure bravina, almeno così dicono i risultati. Serena è una donna, che dice di essere “una donna nera in uno sport che non è nato per i neri”. Serena è spesso oggetto, insieme alla sorella, di insulti razzisti. Reagisce col suo gioco e le sue bordate, reagisce vincendo.

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Serena Williams è la numero 1, anche se, ancora oggi, i suoi trionfi sono spesso messi in secondo piano dalla stampa, preferendo parlare di Serena in tutti gli altri modi possibili. Prima della finale di Wimbledon, Serena ha ricordato i versi di Maya Angelou, poetessa-attrice-ballerina statunitense, una donna la cui vita è così densa di avvenimenti, comportamenti e storie da consigliarne a tutti la scoperta e la conoscenza. Dopo la finale di Wimbledon (vinta, by the way), ha alzato il pugno al cielo. La lotta, per Serena, cittadina che combatte per i suoi diritti, non smette mai. Di Obama non ci sentiamo di dire lo stesso, purtroppo, visti i risultati da lui ottenuti di cui sopra.