Lunedi 5 Dicembre

Poesia per il Tour

LaPresse/Reuters

Tour de France:

coriandoli in movimento su di un nastro d’asfalto,

colori filanti su sfondi cangianti,

telai sfreccianti dalle tonalità brillanti.

Tour de France:

poesia silenziosa, che ronza, trasferendosi, da un punto all’altro di Francia;

gara fatta di ruote snelle a contatto col vento, e appoggiate, per poca superficie, alla terra.

Tour de France: tavolozza ciclistica, ammirata in tutto il mondo per la sua magìa.

Il Tour è l’appuntamento sportivo che nessuno può mancare: è fatica, eroismo, follia.

Il Tour unisce: piccoli e grandi, vecchi e bambini, uomini e donne.

Quando inizia il Tour, si sente. Quando passa il Tour, si sente. Quando finisce il Tour, si sente.

Il Tour è conoscenza della nazione Francia, dei suoi castelli, delle sue montagne, delle sue vigne, delle sue coste, dei suoi villaggi, dei suoi paesi, della sua gente. Il Tour si snoda fra strette viuzze medievali e si allarga in “ventagli” sulle superstrade interne; il Tour sale su vette “calve” e “discende” verso maree chilometriche.

Il Tour è singolo e squadra, è ammiraglia e motocamere; è pedalata, scatto, stacco.

Il Tour de France è un campanile perso nel verde,

una signora addormentata seduta a bordostrada,

un campione che regala una risata.

Il Tour de France scorre, e come un fiume, come un ghiacciaio, erode.

Il Tour de France cambia gli uomini e li trasforma in campioni.

Il Tour de France è un romanzo, un racconto, una raccolta di episodi.

Il Tour de France accompagna, dolcemente, corridori e spettatori,

all’estasi dei Campi Elisi.

È il Tour.

Ca va sans dire.