Sabato 10 Dicembre

NBA – Più tatuaggi che pelle, l’amore per la ‘roba’ e forse per il basket: Chris ‘Birdman’ Andersen

Gary Coronado

Chris Andersen, uno dei personaggi più pittoreschi dell’NBA: fra decine di tatuaggi, la passione per la droga e in secondo luogo anche quella per il basket

Joe Cavaretta

Joe Cavaretta

Se da una parte i Warriors stanno costruendo un quintetto di cyborg, pronti a martellare senza pietà il canestro avversario, con i vai Curry, Thompson, Durant e compagnia, i Cleveland Cavaliers invece puntano sui ‘bad boy’. Alla corte di re LeBron è appena sbarcato un vecchio amico ai tempi dei Miami Heat: 208 cm per oltre 100 kg, dozzine di tatuaggi, una barba lunghissima che ha preso il posto della cresta punk sfoggiata negli ultimi anni e un soprannome ‘Birdman’, fra i più fantasiosi della Lega. Stiamo parlando di Chris Andersen.

Darrell Walker/Icon SMI

Darrell Walker/Icon SMI

L’ex ala grande/centro dei Memphis Grizzlies ha firmato un contratto annuale al minimo salariale per i veterani (1.5 milioni di dollari) con i Cleveland Cavaliers, secondo quanto riferisce ‘The Vertical’. Andersen è un personaggio ‘pittoresco’, Federico Buffa in uno dei suoi splendidi monologhi lo descrive come qualcosa esattamente a metà fra il genio e la follia. Squalificato qualche anno fa per il consumo di droga, usata per ‘piacere personale‘ e non per migliorare le prestazioni, Andersen è sempre stato un soggetto particolare: basta vedere il suo corpo, una tela da colorare con un’infinità di tattoo che ricoprono quasi completamente il suo fisico.

LaPresse

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Da giovane Chris è cresciuto fra le strade di Albuquerque (città resa celebre dal Walter White di Breaking Bad): in quegli anni l’influenza della madre ebbe un gran peso sulla sua formazione. La signora Linda, biker con al passione per le Harley Davison, anche lei con una discreta quantità di tatuaggi, prima di iscrivere il figlio in una squadra di basket faceva salire gli allenatori in moto con lei. Dopo ogni giro la risposta era sempre la stessa: “signora se suo figlio è minimamente simile a lei, meglio lasciar perdere“. Dopo due anni in una scuola texana però, le abilità cestistiche di Andersen vennero fuori, c’era la fila di Università per lui. Il problema era il carattere. “Chris cosa ti piace di più?“, la risposta era sempre la stessa: “la roba“, più un’altra cosa che fa rima con riga. “E il basket?” – gli chiedevano tutti stupiti – “Si anche, ma non è una priorità“, la risposta lapidaria.

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Dopo diversi anni fra Denver e New Orleans, arriva la chiamata di Pat Riley che lo vuole ai Miami Heat. Andersen risponde: “Miami? Ci penserò su, adesso devo andare ad una battuta di caccia all’alce (non con le armi ma con arco e frecce, ndr)”. Poi accetta e insieme a LeBron vince il titolo NBA nel 2013. Adesso ritrova proprio LeBron ai Cavs, ma il più contento del suo arrivo sarà J.R. Smith… gli mancava un compagno di giochi!