Domenica 11 Dicembre

Le discese ardite e le risalite

LaPresse/Reuters

Il Tour e quelle discese mozzafiato

Pare che Max Biaggi, uno che di curve e di velocità ne ha sempre masticato, invitato un giorno a vedere una gara di bicicletta, e assistendo alla tappa “in prima fila”, dall’ammiraglia, abbia sussurrato, a fine corsa, ai ciclisti: “voi siete dei pazzi!” Faceva esplicito riferimento alle discese e alle velocità di cui era appena stato testimone. Roba da matti veri, in effetti.

LaPresse/Reuters

LaPresse/Reuters

Roba che “se ci pensi”, la smetti lì: non solo la discesa, ma la carriera tutta. In bici, appoggiando per pochi millimetri a terra, vestito di una tutina talmente sottile che se la guardi troppo si disfa, gettarsi a 90km all’ora, sull’asfalto, a pochi centimetri da paurosi precipizi, con la montagna rocciosa da una parte e il burrone da vertigine dall’altra. Vien da chiedersi: perché, per chi? E se arriva “una buca” che non si vede? E se dietro questa curva cieca c’è una macchina posteggiata male? E se valuto male e sbaglio la traiettoria della curva? E se fossi volato via, invece di scivolare?

LaPresse/Reuters

LaPresse/Reuters

Questo, forse, pensa il ciclista, per un solo attimo, sotto la meritata doccia del “fine tappa”. Poi chiude ogni canale di trasmissione “dati pericolosi”, si asciuga, mangia, si riposa, e il mattino dopo è ri-pronto a partire. E a rivivere e a rimettere in scena lo stesso copione. Incoscienza. Allenamento. Istinto. Coraggio. Roba da matti. Roba da ciclisti. Per questo, ogni tanto, questi corridori vien da chiamarli “eroi”.