Domenica 4 Dicembre

La Juventus, il Napoli, Gonzalo Higuaín e l’ottusità del tifoso medio

Higuaín e il tifoso medio: le reazioni di juventini e napoletani che fanno discutere…

Gonzalo Higuaín è passato dal Napoli alla Juve: il club bianconero ha sborsato 90 milioni di euro per assicurarsi le prestazioni del 28enne attaccante argentino, una vera e propria macchina da gol. Negli ultimi tre anni Higuaín ha giocato a Napoli: 91 reti in 146 gare ufficiali. Prima per 7 stagioni aveva militato nel Real Madrid, realizzando 121 gol in 264 partite ufficiali. Arrivava in Europa dal River Plate, dove da giovanissimo in due anni e mezzo aveva realizzato 15 gol in 41 partite. Con la maglia della Nazionale Argentina ha realizzato 30 gol in 63 partite. Numeri pazzeschi, non solo per i gol in sé ma anche per la loro importanza. Farne così tanti con maglie così gloriose non è come quei bomber che segnano a raffica nelle squadre medio/piccole.

LaPresse/Belen Sivori

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La Juventus con quest’operazione di mercato ha battuto il record dell’acquisto più caro di sempre tra squadre italiane, il terzo nella storia internazionale del calcio dopo quelli di Bale (101 milioni nel 2013) e Cristiano Ronaldo (94 milioni nel 2009), entrambi del Real Madrid. E il Napoli non si è potuto opporre: i bianconeri hanno trovato l’accordo con il calciatore e hanno poi pagato la clausola rescissoria prevista dal contratto che legava l’attaccante argentino al club partenopeo. Adesso Higuaín guadagnerà 7,5 milioni di euro a stagione: si tratta di 625 mila euro al mese, poco meno di 21 mila euro al giorno. A Napoli il suo ingaggio era di 5,5 milioni l’anno, cioè 460 mila euro al mese, poco più di 15 mila euro al giorno.

pogbaIl prossimo super-acquisto potrebbe essere imminente, con il Manchester United pronto a versare 120 milioni di euro nelle casse della stessa Juventus per Pogba. L’ufficialità dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, la trattativa è già ben avviata. E diventerebbe l’acquisto più costoso di sempre nella storia del calcio, alla faccia della crisi.

LaPresse/Tanopress

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Ma torniamo a Higuaín. Non possono lasciarci indifferenti le clamorose reazioni suscitate da un’operazione di mercato così importante. Si tratta di un acquisto che va analizzato in tutto il suo contesto: la Juventus in questa sessione estiva ha già acquistato numerosi pezzi pregiati come Pjanic (32 milioni), Dani Alves (parametro zero), Benatia (3 milioni), Pjaca (per 23 milioni). Complessivamente il club bianconero ha già speso 148 milioni di euro, ma può permetterselo vista la gestione manageriale del club, gli introiti che arrivano non solo grazie alle vittorie degli ultimi anni, il bilancio in attivo e la grande programmazione.

LaPresse/Daniele Bottallo

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Da un punto di vista prettamente calcistico, la Juventus in due anni s’è assicurata i due più giovani talenti del calcio internazionale (Dybala e Pjaca), e adesso sta puntellando un organico già fortissimo con colpi che possano renderla super-competitiva (se non favorita) nell’immediato per la Champions League. Con Pjanic e Higuaín, la Juventus si è assicurata quelli che senza ombra di dubbio erano i due migliori calciatori delle due più dirette avversarie per il campionato italiano, rinforzandosi incredibilmente e rendendo più deboli le avversarie più temibili. Adesso Spalletti e Sarri dovranno inventarsi qualcosa di grande per evitare che la Serie A sia già finita a novembre, mentre sulle strategie gestionali delle due milanesi, ormai ex big da anni decadute nell’oblio, è meglio stendere un velo pietoso (fanno quasi tenerezza).

higuain napoli taguaggioDi fronte a tutto questo, è raccapricciante osservare con quale ipocrisia i tifosi più sfegatati del Napoli e della Juventus stiano vivendo l’operazione Higuaín. Un episodio che ha scatenato l’ottusità del tifoso medio, la sotto-cultura di una società allo sbando. Partiamo da Napoli. Il “Pipita” era talmente tanto amato da rappresentare un’icona. In tanti a Napoli ce l’hanno addirittura tatuato addosso. E adesso? “Traditore“, “Poveretto“, “Giuda“. Tanto per riportare le accuse più leggere. Un mese fa Dio, oggi Satana. Ma che ha fatto di male Higuaín? Ha scelto di andare in una squadra più competitiva, ha scelto di salire su un treno che a 28 anni non gli sarebbe mai più capitato davanti, ha scelto di guadagnare di più. Quanti tra quelli che sparlano non avrebbero agito come lui, trovandosi nella stessa situazione?

higuain napoliLe squadre di calcio sono delle aziende private, e i calciatori dei professionisti con una carriera gestita da procuratori: finché non capiremo che è questa la realtà, e che è giusto così, rimarremo arretrati e sottosviluppati rispetto al resto d’Europa dove questi concetti sono ben chiari e noti ormai da anni. Non è più tempo delle bandiere, e a Napoli se davvero vogliono tenersi stretto qualcuno ergendolo a eroe e facendone un punto di riferimento, devono farlo con il Presidente De Laurentiis che dopo il fallimento del 2004 ha fatto rinascere il club e in pochi anni l’ha portato dalla serie C ai vertici del calcio europeo.

de laurentiisDa ormai 6 stagioni la squadra è al top: in serie A ha ottenuto il 3° posto nel 2011, il 5° posto nel 2012, il 2° posto nel 2013, il 3° posto nel 2014, il 5° posto nel 2015, il 2° posto nel 2016. Due volte seconda, due volte terza, due volte quinta e sempre in Europa negli ultimi sei anni. Nessuno ha avuto questa costanza negli ultimi anni in serie A, neanche la Juve che nel 2011, prima di vincere 5 scudetti consecutivi, arrivava settima ed era fuori dall’Europa. Nelle competizioni internazionali il Napoli è arrivato agli Ottavi di Finale di Champions League nel 2012 e in Semifinale di Europa League nel 2015, inoltre ha vinto la Coppa Italia due volte, nel 2012 e nel 2014, quando ha portato a casa anche la Supercoppa Italiana.

reggina napoliDopo la Juve, nessuno ha vinto così tanto come il Napoli, che è una potenza ben superiore a Milan, Inter, Roma, Fiorentina, Lazio. Chi l’avrebbe mai detto, dopo decenni di sofferenze e sconfitte persino con … la Reggina? L’ultimo trofeo (che era stata un’altra Supercoppa Italiana) risaliva al 1990, oltre 20 anni prima. E De Laurentiis questi risultati li sta ottenendo con serietà, oculatezza, professionalità, senza spese folli o gestioni dissennate che – come già accaduto in passato – non avevano alcuna prospettiva. Quindi si può andare solo a migliorare, nonostante la cessione di Higuaín. Che non è un traditore. E neanche un mercenario. E’ un calciatore professionista, che come tutti i professionisti del mondo (calciatori e non), lavora per chi lo paga meglio e di più. Ed è giusto così.

tuttosportMa non è solo il tifoso medio napoletano che fa discutere. La stessa sotto-cultura, la stessa ottusità, la stessa partigianeria la troviamo nei commenti dei supporters juventini che in tutt’Italia adesso, senza che abbia ancora neanche indossato in una gara la maglia bianconera, fanno di Higuaín il loro nuovo grande idolo, la nuova bandiera, il nuovo punto di riferimento, il nuovo grande amore. Eppure fino a un mese fa gliene dicevano di tutti i colori: il termine più gettonato era “buffone“, quella contro il Napoli era stata una vera e propria battaglia per non ridurre la squalifica del Pipita dopo l’episodio di Udine, con tanto di paragoni con la “testata” di Bonucci a Rizzoli. Fino a un mese fa era Satana, adesso è Dio.

higuain juventusE che i tifosi juventini siano contenti per l’arrivo di Higuaín è normale. L’anomalia è quella morbosità viscerale con cui lo trattavano fino a un mese fa, non da semplice avversario di cui si poteva avere soltanto timore (ma anche grande rispetto), ma da vero e proprio nemico. Non da professionista che metteva le proprie prestazioni a disposizione del Napoli (e magari, un anno dopo, le avrebbe potute mettere a disposizione della Juve o di qualche altra squadra), ma da rivale da odiare e distruggere.

LaPresse/Marco Alpozzi

LaPresse/Marco Alpozzi

Il calcio, nel 2016, non può funzionare così. E’ l’ipocrisia del tifo, che regala passioni bellissime ma obnubila il cervello di un’ottusità clamorosa. Il tifoso medio non se ne rende neanche conto, se non ci fosse da piangere verrebbe quasi da ridere a guardarli combinati così, a vivere il calcio come la Guerra, a non rendersi conto di cosa realmente è una società, cosa è un calciatore, a confondere la squadra del cuore con la propria Patria e i calciatori del momento con i soldati dell’esercito che difendono i confini della Nazione. Invece da ridere c’è ben poco, perchè è una questione di sotto-cultura e quest’ottusità certifica soltanto arretratezza, non solo calcistica ma anche – e soprattutto – sociale. Poveri noi.