Venerdi 9 Dicembre

Juventus e Inter: essere e non essere

LaPresse/Daniele Badolato

Due società: una è l’esempio di come deve essere una società seria; l’altra è l’esatto opposto

Una ha la maglia bianconera, l’altra nerazzurra. Sembrano le due società migliori per poter spiegare a un neofita come “deve essere” e come “non deve essere” una società di calcio.

LaPresse/Daniele Badolato

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La Juventus ha deciso che vuole arrivare a vincere la Champions, e sta costruendo in silenzio la struttura ideale per provare a farlo, nel corso degli anni a venire. La Juve ha agito a livello di mercato con grande capacità e consapevolezza. Ha capito che avrebbe dovuto rinunciare a Morata e Pogba (mica robetta), e ha mosso per cinque volte i suoi artigli al fine di recuperare ciò di cui aveva bisogno, in silenzio, come un rapace, sorprendendo tutto e tutti. Così oggi la vincitrice degli ultimi 5 titoli italiani può schierare al via un undici di questo livello: Buffon, Benatia, Bonucci, Chiellini, Dani Alves, Khedira, Marchisio, Pjanic, Alex Sandro, Dybala, Higuain. E buonanotte ai suonatori, come si diceva una volta. Tempismo, lucidità, progetto: questa la Juve che sa di “essere”.

LaPresse/Spada

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Ed ecco il “non essere”: l’Inter. Una società i cui proprietari hanno per il momento presenziato solamente a un brindisi. Poi, ciao. A fare presenza rimane un indonesiano interessato solo al suo personale conto in banca, mentre in panchina siede “l’uomo più scontento del mondo”, che fa del lamento la sua carta vincente, dimenticandosi di allenare, che poi è il suo lavoro. L’Inter è in balìa di un 23enne attaccante argentino e della sua WandaWife, desiderosa di montagne di danaro, cinese o italiano non importa. Si parla dei nerazzurri per lotte intestine, per assenze pesanti, per giocatori mai acquistati. A nessuno importa parlare dei giocatori e del gioco di questa squadra. Questa squadra, questa società, semplicemente, non è.