Domenica 4 Dicembre

Il nuovo Milan, fondato su autarchia e austerità

Lapresse/Andreani

Le scelte mirate, e italiane, della nuova squadra rossonera

Autarchia e Austerità sembrano essere le parole e i temi dominanti di questa stagione estiva del calcio milanese, almeno sino a quando si paleseranno tridimensionalmente le promesse ricchezze provenienti dal pianeta Cina.

LaPresse/Spada

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Bastare a sé stessi, per risentire il meno possibile dell’attuale crisi economica, è la fondamenta su cui sembrano basarsi i team di calcio meneghini. A volte, non tutto il male viene per nuocere. Certo, occorre dimenticare i giorni degli olandesi e del Sacchi in panchina, certo, occorre dimenticare gli allori della gestione Mora-Mou; ma qualcosa, per forza, deve cambiare. E allora, al momento, grande merito al Milan, che in silenzio, senza proclami inutili, senza visioni né miraggi, sta assemblando una squadra che “suona” molto italiana. Ri-partire quindi da un blocco di italiani, che abbia insito nel cuore una serie di valori condivisi e condivisibili: dallo spogliatoio allo stadio. È un’idea. E a noi sembra intelligente. Basta con gli acquisti folli e incomprensibili, con gente che del Milan forse nemmeno conosceva la storia recente, figuriamoci parlare di un “Paròn”.

LaPresse/Massimo Paolone

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Ed ecco servita, sul campo immaginario, una formazione che fa più o meno così: Donnarumma, Abate, Romagnoli, De Sciglio, Antonelli, Musacchio (sì, è argentino, ma come tutti gli argentini, le radici sono italiane), Montolivo, Bertolacci, Candreva, Bonaventura. Basterebbe un solo ingrediente, e il piatto rossonero sarebbe servito. Sarebbe una specialità composta da ingredienti italiani; forse non si tratterebbe di caviale e fois-gras, ma chi l’ha detto che il risotto con l’ossobuco non possa essere migliore e più saporito di tante altre ricette dai nomi stranieri e altisonanti?