Sabato 10 Dicembre

Danilo Di Luca: bestie da vittoria. Un libro da leggere d’un fiato

Chi ama il ciclismo potrebbe rimanere scioccato da ciò che racconta Di Luca in questo suo libro

È una bella botta. Uno schiaffo. Un pugno nello stomaco. Violento. Reale. Fisico. In questi giorni di Tour de France che vedono, dopo le 7 vittorie “dopate” di Lance Armstrong, una squadra di nero vestita procedere a velocità disumane, sia in pianura che, soprattutto, in montagna, esce questo libro che Danilo Di Luca ha voluto pubblicare.

LaPresse/Gian Mattia D'Alberto

LaPresse/Gian Mattia D’Alberto

Quello che è raccontato nelle pagine di questo libro è scioccante. Sarebbe il caso che adesso qualcuno dell’ambiente ciclismo, volente o nolente, si alzasse e dicesse, controbattendo le verità di Di Luca, che quello che ha scritto Danilo è tutto falso. Perché se nessuno dicesse niente, verrebbe davvero da chiedersi: ma è vero quello che sto leggendo? E se è vero, che senso ha oggi il ciclismo? Il libro di Danilo Di Luca inizia, drammaticamente, così:
“27 maggio 2013.
Verso le undici sono rientrato a casa, ho sistemato la valigia e ho continuato la cura di EPO che avevo cominciato venti giorni prima. Ho preparato siringa da insulina, alcol, cotone, laccio emostatico e ho preso la fiala dal frigo.

LaPresse/Gian Mattia D'Alberto

LaPresse/Gian Mattia D’Alberto

Le fiale sono da 4000, 10000, 20000 o 40000 unità. Ho aspirato 500 unità, una microdose, poi ho rimesso la fiala in frigo. Quindici anni fa, prima dei controlli sull’ematocrito, qualcuno arrivava a farsi anche 4000 unità al giorno. Una follia. Mi sono disinfettato l’incavo del braccio sinistro con l’alcol, ho stretto bene il laccio per far saltar fuori la vena, ho premuto lo stantuffo e ho fatto uscire aria dalla siringa, ho poggiato l’ago sull’ombra scura della vena, con decisione ho bucato la pelle. Stavo mescolando l’EPO al mio sangue che scorreva”
Siamo a pagina 11. Di un libro che chiunque ami il ciclismo deve leggere. Le considerazioni, a freddo, si potranno trarre fra qualche tempo, forse. Per il momento, leggendo questo libro, l’atroce dubbio che la “squadra nera” che domina il Tour sia un po’ troppo veloce per tutti, potrebbe nutrirsi di alcune verità, scritte, nero su bianco,
da un ciclista professionista. Italiano.