Lunedi 5 Dicembre

Chi sono i ciclisti? Bestie da vittoria

LaPresse/Reuters

Come la pensa Danilo Di Luca, che nel suo libro si toglie parecchi sassolini…

Non siamo eroi, siamo dei pazzi scatenati, dei coglioni. Gente che sta in dialisi, che si è bruciata le palle, che è morta per ispessimento della parete cardiaca. Per un ciclista l’importante è vincere, non pensi mai che ti ritiri, che ti possono beccare, che ti puoi ammalare, che puoi farti male. Esiste solo la vittoria. Vinci e soddisfi il tuo ego, lo status, la carriera

danilo di lucaChi ha mai descritto meglio, e più sinceramente, l’essere ciclista? Il Re è nudo, o almeno tale appare, nelle pagine che scorticano la pelle del libro di Danilo Di Luca. È quello che in fondo molti pensano ma che nessuno ha mai avuto il coraggio o l’ardire di confessare, mettendosi, drammaticamente, a nudo. È sempre Di Luca a dire quello che ogni persona di buon senso, almeno una volta nella vita, assistendo a una tappa di una gara ciclistica, ha pensato: “Andare in bici per 6 ore di fila, fare 260 chilometri a 40 all’ora di media con sole pioggia vento è disumano, lo sforzo mangia tutto, non hai un filo di grasso, non hai niente, tutte le tue riserve sono consumate. La ricerca di qualcosa che ti allevi il dolore è costante: “non hai qualcosa che mi toglie la fatica?”
Si potrà anche fare finta di nulla, ma questo libro è uscito, ed è in vendita. C’è scritto di tutto. E di più. Se lo leggerete, avrete un’opinione più “colta” e più “dall’interno” del ciclismo moderno, quello che (forse? purtroppo?) va in onda in questi giorni.