Giovedi 8 Dicembre

Caso Schwazer, Donati shock: “c’è un legame tra mafia e Iaaf, mi hanno ‘intimato’ di far perdere Alex”

LaPresse/Claudia Fornari

Clamorose accuse di Sandro Donati nei confronti della Iaaf, l’allenatore del marciatore azzurro ha fatto luce su presunti legami tra la mafia e la Iaaf

Il caso Schwazer che sta sconquassando l’atletica italiana continua a rimanere avvolto nel mistero, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra Sandro Donati e il marciatore alto-atesino che sarebbe, secondo il professore, il motivo principale dell’attacco nei confronti di Alex. “Ho paura che possa accadere qualcosa di molto brutto a me o alla mia famiglia” le parole di Donati riportate dalla Repubblica.

LaPresse/Fabio Cimaglia

LaPresse/Fabio Cimaglia

Non mi sono piegato ed ecco perché adesso temo il peggio. Già la mia carriera di allenatore è stata stroncata 29 anni fa quando feci le prime denunce sul doping, ma oggi le contiguità fra alcune istituzioni sportive e ambienti malavitosi sono ricorrenti e dimostrabili. Andrò al più presto alla procura della repubblica di Roma a rappresentare certe situazioni, ho molte cose da dire ma nei dettagli preferisco informare prima i magistrati. Per colpire me è stato macellato un atleta innocente che in passato ha sbagliato, ma che è un campione immenso che avrebbe sicuramente vinto a Rio la medaglia d’oro sia sui 20 chilometri che sui 50. Questa storia porta con sé un messaggio molto chiaro: chiunque parla va messo fuori gioco, chi rompe il muro dell’omertà che c’è sul doping deve comunque pagarla cara”.

LaPresse/Reuters

LaPresse/Reuters

Una paura, quella di Donati, che nasce da una situazione ben precisa: “io ho avuto un ruolo fondamentale, collaborando con la procura della Repubblica di Bolzano e con il Ros dei carabinieri, nell’individuazione di un gigantesco date base che era nelle mani di un medico italiano che collaborava e collabora ancora con la Iaaf. Nel date base c’erano centinaia di casi di atleti internazionali con valori ematici particolarmente elevati. E, tra questi, un gran numero di russi. Ho portato all’attenzione della Wada (l’agenzia mondiale antidoping) quel data base e nel frattempo la magistratura francese ha aperto un’indagine per riciclaggio e corruzione nei confronti del vecchio presidente della Iaaf Amine Diack che è stato arrestato“.

LaPresse/Vincenzo Livieri

LaPresse/Vincenzo Livieri

Particolari inquietanti emergono poi sulla vicenza Schwazer: “l’8 maggio – il giorno prima che Alex vincesse a Roma la gara dei 50 chilometri per la qualificazione a Rio – qualcuno mi ha telefonato dicendomi “che sarebbe stato meglio che Alex arrivasse secondo”. Una ventina di giorni dopo lo stesso personaggio mi ha ritelefonato consigliandomi di “non rispondere all’attacco dei marciatori cinesi” nella 20 chilometri. C’è gente che vuole condizionare i risultati, gente che ha interessi altri. Io, dopo 35 anni di attività, posso dire che non ho mai visto tanta coalizione di forze e tanti segnali inquietanti come in questa vicenda di Alex. Lui è un ragazzo serio. È aggrappato a una piccola speranza che vede in me. Ma è così sereno che l’altro giorno mi ha detto: ‘Prof, se non mi vogliono, io farò altro’. Io però non mi arrendo anche se vivo nel terrore. Ho paura ma non piego”.