Domenica 4 Dicembre

Atletica, Pistorius e la condanna a 6 anni: storia di una farsa made in Sudafrica

LaPresse/Reuters

Dopo la condanna a sei anni di carcere per l’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp, ecco tutta la storia di Pistorius: una farsa dove non esiste la parola giustizia

Sei anni di carcere, contro i cinque della prima condanna. Verrebbe da dire, tanto rumore per nulla. Cala il sipario sul processo a Oscar Pistorius, sul banco degli imputati per l’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp nel febbraio 2013.

LaPresse/Xinhua

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Farà discutere molto la sentenza pronunciata oggi dalla giudice Thokozile Masipa, che ha riconosciuto all’ex campione paralimpico una serie di attenuanti, fra cui il rimorso espresso in questi anni, nel comminargli una pena di gran lunga inferiore al minimo previsto per l’omicidio volontario, i 15 anni chiesti dall’accusa. Per Pistorius, che tornerà subito in carcere per scontare almeno metà della condanna prima di poter sperare nel rilascio sulla parola, nessun ricorso previsto dai legali a meno che l’accusa non faccia appello, ipotesi che al momento resta in piedi e per la quale avranno 14 giorni di tempo per decidere. “Blade Runner” ha visto la sua vita cambiare quella tragica notte di San Valentino di tre anni fa.

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La sua versione dei fatti è ormai nota: convinto che la sua Reeva fosse a letto e che in casa si fosse intrufolato qualcuno, sparò attraverso la porta del bagno credendo di avere a che fare con un ladro. Ma dall’altro lato c’era la sua amata, colpita mortalmente da quattro proiettili. Per l’accusa, invece, l’atleta sudafricano aveva pianificato l’omicidio e ucciso la compagna dopo una lite ma dopo il lungo processo di primo grado, iniziato nel marzo 2014 e concluso a ottobre dello stesso anno, Pistorius venne riconosciuto colpevole solo di omicidio colposo e condannato a cinque anni. Iniziata a scontare la pena, nell’agosto dello scorso anno sarebbe dovuto uscire dal carcere per passare agli arresti domiciliari dopo appena dieci mesi dietro le sbarre.

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In realtà dovrà aspettare fino a ottobre, dopo l’iniziale no del ministro della Giustizia e il successivo via libera del tribunale. Poi, a novembre, il processo d’appello dopo il ricorso della Procura e un mese dopo la condanna per omicidio volontario perchè, per il giudice Leach, Pistorius doveva prevedere che sparando in una toilette avrebbe ucciso la persona presente all’interno. Un reato per il quale era prevista una condanna ben più pesante rispetto a quella che è arrivata oggi ma secondo la giudice Masipa “un lungo periodo in prigione non servirebbe a fare giustizia“, sottolineando che non ci sono prove sufficienti a stabilire un rapporto teso fra Pistorius e la vittima. E mentre Blade Runner si avvia verso il carcere di Pretoria, il Sudafrica si interroga se un altro uomo bianco, ricco e famoso è riuscito a farla franca. (ITALPRESS)