Mercoledi 7 Dicembre

Un uomo, parte 3: il ribelle Berardi e Gigi Riva

LaPresse/Alessandro Fiocchi

Con quel profilo da antidivo, Domenico Berardi ha conquistato tutti: e se ripercorresse le orme del mitico Gigi Riva?

Noi non lo sappiamo dove andrà a giocare, alla fine, Domenico Berardi. Certo è che la sua è, nel calcio d’oggi, la figura del vero ribelle. No tatuaggi, no piercing, no tagli colorati di capelli: quello è “show”. Il vero ribelle, quello che è “naturalmente” ribelle, non ha bisogno di show. Berardi, ribelle, lo è per davvero, al 100%, da sempre.

LaPresse/Valerio Andreani

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Berardi è il rappresentante perfetto di una minoranza: genio e sregolatezza, ma di quella pura, diamantina sregolatezza che non ammette limiti né costrizioni. Sassuolo, Juventus, Inter: chi vivrà vedrà. Siamo sicuri che la scelta di Domenico sarà effettuata rispondendo a parametri diversi da quelli che dirigono e orientano le scelte della maggior parte dei calciatori d’oggi. Scorbutico, istintivo, fulmineo: così è Berardi. Prendere o lasciare. E se lui deciderà di restare al Sassuolo, per giocare a calcio e per non fare il panchinaro d’oro, vogliamo ricordare, a lui e non solo a lui, una figura come quella di Gigi Riva. Rombo di Tuono, nato sul Lago Maggiore, giocò la sua intera carriera in una squadra come il Cagliari. Lo volevano tutte le squadre del Nord, specialmente la Juve, che offrì per lui, all’epoca, 1 miliardo di lire: Gigi, però, restò al Cagliari. E con il Cagliari visse una meravigliosa favola che, ancor oggi, rimane senza prezzo: vinse uno scudetto (ancora oggi il solo e unico scudetto vinto dal Cagliari). Erano altri tempi? No, forse erano altri uomini. Uomini fatti, probabilmente, come Domenico Berardi.