Sabato 3 Dicembre

Tavecchio, Lippi, le regole, il buon senso e i furbetti

Iacopo Giannini/LaPresse

Le incredibili affermazioni sul caso Lippi

La realtà, in Italia, supera spesso la fantasia. Purtroppo. È di oggi questa sortita dei vertici pallonari tricolori: “ieri Tavecchio ha sentito Marcello Lippi, il cui ruolo di futuro supervisore è in discussione a causa del conflitto di interessi con il figlio Davide, agente di calciatori: i due hanno concordato di “aspettare fiduciosi il responso della Corte Federale, le cui decisioni sono spesso improntate al buon senso, al di là delle regole”.

LaPresse/Jennifer Lorenzini

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Non avete letto male. Non è un errore di battitura. Non è un refuso. È proprio così, come avete letto. Repetita Iuvant: “i due hanno concordato di aspettare fiduciosi il responso della Corte Federale, le cui decisioni sono spesso improntate al buon senso, al di là delle regole” Assurdo. Folle. Pazzesco. Ma cosa significa che la Corte Federale prende decisioni spesso improntate al buon senso, al di là delle regole? E le regole allora cosa le facciamo a fare? E le regole allora per chi valgono? E le regole allora sono valide solo quando la Corte Federale non usa il buon senso? Rimaniamo allibiti da affermazioni come queste. Dietro a queste parole c’è tutto il marcio del calcio. Della serie: sappiamo che esistono le regole, ma noi siamo sopra le regole, e mandiamo un messaggio cifrato alla Corte Federale perché capisca che cosa deve fare in questo caso: chiudere gli occhi; lasciare andare. Questa è l’Italia. Un paese in cui i vertici di un mondo pallonaro si permettono di dire che “le regole non esistono”, e che il buon senso deve andare “al di là delle regole!”, se è usato da chi può farlo. Agli altri, a quelli come noi, non rimane altro che leggere, prendere atto, e continuare a rispettare le regole. Come fanno tutti i bravi cittadini.