Lunedi 5 Dicembre

Nibali, la pioggia, la montagna e il Tour: il ciclismo lontano dai riflettori

Ecco il campione, in allenamento. È una foto immensa

Fa freddo. Sembra di sentirlo sulla pelle. L’umidità penetra nei pori. Gocce di condensa diventano lacrime di pioggia. La natura qui è potente, padrona. Il verde domina l’immagine, mentre il grigio della roccia montana sembra squarciare un lattiginoso velo fatto di nuvole e nebbia. E poi c’è il ciclista. Guardatelo bene, quest’uomo. Perché è da qui che nasce tutto il resto. Lui è Vincenzo Nibali. Lo squalo. Costretto a navigare in alta montagna, per allenare sé stesso all’impegno francese che lo attende fra qualche giorno. Siamo sul Passo San Pellegrino, ben lontani da riflettori mediatici o folle assiepate sul ciglio della strada: l’atleta è solo. Lui, il suo corpo, la sua bicicletta. Salite. Discese. Gambe. Testa. Cuore. Nibali in allenamento, in una foto che è un quadro, prepara così le sue imprese. C’è silenzio, concentrazione e determinazione in questo scatto. In una sola parola, in questa immagine, è ritratto il segreto di un campione: fatica.