Sabato 10 Dicembre

Formula sicurezza?

LaPresse/Photo4

Il circuito di Baku presenta diversi punti a rischio. Come sempre, governa il signor soldo, su tutto

Che uno se lo chiede da subito: perché il GP d’Europa a Baku? È naturale e spontanea la domanda. O no? Poi uno ci pensa su e dice: magari Baku e l’Azerbaigian han fatto richiesta di far parte dell’Europa e noi magari sostituiamo l’Inghilterra del Britexit con l’EnterAzero.

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Hai visto mai, tanto che ne sappiamo noi comuni mortali dei giochi geo-politici altolocati? Nulla! Per cui, tutto è possibile. In seguito, si potrebbe anche pensare: forse in Azerbaigian, questo nuovo stato della nuova-vecchia Europa, c’è tanto spazio libero, e allora quelli della FIA hanno deciso di andare là per costruire un circuito di chiaro stampo modernista, utilizzando tutte le tecnologie e i materiali di cui questo nostro tempo ci ha fatto regalo. Così chi andrà a vedere il GP potrà finalmente godersi tutta la gara, e non fare come adesso, che ti siedi in un punto e vedi e rivedi e rivedi e rivedi sempre e solo quello. È chiaro che viene da pensare così.

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E non solo. Ti viene anche da riflettere: e ti dici che, visto che le vetture da Formula 1 vanno sempre più veloci, a Baku realizzeranno un circuito in cui la prima cosa da tenere d’occhio, la più importante, sarà la sicurezza dei piloti. Pensare di costruire un circuito a Baku partendo dalla sicurezza dei piloti è una bella idea, un bel progetto, un bello spot per la Formula 1. Poi arriva il giorno delle prove. A Baku. Sul nuovo circuito. E scopri che è più pericoloso di Montecarlo. Molto più pericoloso di Montecarlo. E allora ti sorge un dubbio. Ma non è che questo GP d’Europa lo hanno fatto a Baku solo per una mera questione di soldi? Ma và, impossibile.