Lunedi 5 Dicembre

F1, Grosjean rivela: “io in Ferrari? Se mi chiamano so già cosa rispondere”

LaPresse/Photo4

Romain Grosjean sta vivendo una grande stagione con il Team Haas e la Ferrari lo segue come profilo per il dopo Raikkonen

Un inizio di campionato col botto, sesto in Australia e quinto in Bahrain, poi una piccola flessione che ha spento i riflettori sul team Haas. Romain Grosjean vuole tornare sulla cresta dell’onda già dal Gp del Canada, dopo la delusione di Monaco dove il francese non è riuscito ad agguantare la zona punti.

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Le prestazioni fornite finora dal pilota nato a Ginevra ma con passaporto transalpino non sono passate inosservate agli occhi dei grandi team, soprattutto a quelli della Ferrari, che continua a monitorarlo per il dopo Raikkonen.  “Fosse per me mi darei il cento per cento delle possibilità di arrivare a Maranello (ride). Ma non sono io che decido” commenta Grosjean in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.Mi piacerebbe, è chiaro. Però non ci penso e mi concentro per fare bene e portare la Haas a un livello competitivo. Se poi arriverà una telefonata da Maranello, sarò ben felice di dire sì. Cosa significa per me la FerrariQualcosa di grosso. Perché parliamo del team più importante. Quando avevo 18-19 anni, parlai con Jean Alesi e lui mi raccontò ‘Prima ero solo un pilota di Formula 1, poi sono diventato un pilota Ferrari’. Vestire di rosso, guidare quella macchina, è unico. Un giorno spero di avere anch’io la grande occasione che ha avuto Verstappen“.

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Sul prosieguo del campionato, Grosjean si dimostra ottimista: “la Ferrari ci sta dando un grande supporto e il telaio è uno dei migliori. Un podio non è impossibile, ci proverò. Non ho mai avuto eroi, mi sono sempre ispirato ai grandi campioni dei vari sport. Vedevo la Formula 1 ai tempi di Senna e Prost, poi lo sci con Alberto Tomba, oggi la MotoGP con Valentino Rossi, Lorenzo e Marquez, e il tennis con Djokovic, Nadal e Federer, ognuno diverso e affascinante”. Infine Grosjean svela cosa lo rende felice: “non c’è niente come svegliarsi al lunedì mattina, dopo una gara, e sentire i tuoi figli che ti chiamano: “Papà, papà. Hai vinto un bel premio?”. E poi, qualunque sia la risposta, aggiungono: “Sei il migliore. Ti voglio bene”. Prima correvo per me stesso. Oggi lo faccio perché loro siano orgogliosi di me”.